Thursday, February 23, 2012

Crisi economica?

Posted by Stefano Tibiletti On dicembre - 4 - 2011

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Il vero disastro, ancor più di quello economico, sono le innumerevoli voci che su internet, più che attraverso altri media, si rincorrono circa la crisi economica. Televisioni e giornali parlano comprensibilmente con toni meno sensazionalistici (a volte) per non seminare il panico ma su internet vige la regola del ”diciamo tutto, abbiamo la schiena dritta”. Ecco alcuni esempi di ciò che si può trovare in rete.
Prima di tutto il debito: chi lo ha creato? Chi lo deve pagare? Ma soprattutto è davvero necessario pagarlo? Semplificando molto potremmo dire che se è il debito che ci trascina a fondo potremmo almeno rifiutarci di pagare gli interessi sul debito. Nella storia ci sono altri esempi di Paesi che non hanno pagato il debito pubblico. I due esempi più recenti sono Stati Uniti ed Ecuador. Quando Bush junior dichiarò guerra all’Iraq insieme al petrolio ereditò anche l’enorme debito che Saddam aveva accumulato nel tempo. Quel debito non fu mai pagato perché gli USA si appellarono al concetto di debito detestabile. Per legge se un debito è contratto all’insaputa dei cittadini, allo scopo di favorire solo una piccola parte della popolazione ed i creditori sono a conoscenza dei primi due punti ma acconsentono ai prestiti ebbene il debito può essere definito “detestabile” e lo Stato non lo paga. Potremmo dire che è immorale pagare un debito immorale. Gli USA non fecero questa operazione alla luce del sole per non “invogliare” altri a seguirne le orme. Nonostante il tentativo di mascheramento ci fu un altro Stato che definì il proprio debito detestabile e si rifiutò di pagarlo: fu l’Ecuador. Il ministro dell’economia Rafael Correa si dimise in aperta opposizione col governo. Questa mossa insieme al comportamento deciso a compiere il bene del suo Paese lo rese molto popolare tanto che alle successive elezioni divenne primo ministro. Fu proprio Correa a rifiutarsi di pagare il debito riuscendo a rilanciare l’economia dell’Ecuador.
Se volete approfondire questi argomenti vi consiglio il video

“Eliminiamo il denaro, è fonte di evasione, è costoso, contraffabile e persino sporco!”
Altra soluzione per rilanciare la crescita è quella di eliminare il cash. Se utilizzassimo solamente il denaro elettronico aumenterebbe la tracciabilità dei pagamenti e ridurremmo il sommerso per una cifra vicina ai 40 miliardi di euro. L’Italia è il Paese d’Europa che ricorre maggiormente all’uso del contante ma ritengo che oltre all’abitudine di evitare di pagare le tasse ci siano anche problemi culturali e logistici ad impedire il diffondersi del denaro elettronico. Su sitoLa Vocec’è stato un fitto carteggio tra Milena Gabanelli e Thomas Tassani circa le modalità di eliminazione del contante. Personalmente trovo che tassare il cash o eliminarlo forzatamente non sia la soluzione più democratica da seguire. Innanzi tutto c’è la legge 53 della Costituzione che parla chiaro: “ogni imposta, per poter essere legittima, deve colpire una capacità contributiva manifestata dal singolo, ossia una forza economica effettiva, che può essere espressa dal reddito, dal patrimonio, dal consumo, dagli affari.” Vorrei che le banche eliminassero ad esempio le commissioni prima che la lotta al denaro contante abbia inizio altrimenti il consumatore si troverà ad affrontare ulteriori spese impreviste e le banche godranno di ingenti introiti. Gianluca Iannelli, direttore marketing di MasterCard Italia la pensa diversamente
Rimane inoltre in sospeso la questione della privacy: il fine della lotta all’evasione giustifica il mezzo che riduce le libertà ed il diritto alla riservatezza? La Gabanelli infine parla di “provocazione”: anche io ne avrei una da sottoporle. Legalizziamola! Vogliamo recuperare denaro? Eliminare il sommerso? Combattere la criminalità sia che provenga dall’evasione sia quella organizzata? Potrebbe essere un’idea la proposta di Achille Saletti nel suo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it
L’ultima soluzione sembra quella di spaccare l’Europa in due macro aree: i Paesi più forti manterrebbero l’attuale euro mentre quelli periferici o più deboli avrebbero un nuovo euro. Il problema principale è che facciamo parte di un’Europa in realtà inesistente. La zona euro non è omogenea né politicamente né economicamente: un agglomerato di una ventina di Paesi diversissimi impossibili da livellare solo con una moneta unica. I Paesi mediterranei o della periferia europea non sono stati trascinati da quelli economicamente più forti e non hanno potuto beneficiare della svalutazione della propria moneta (come ai tempi della Lira) per rilanciare l’economia in tempi di crisi.
Allora la soluzione potrebbe essere tornare alla Lira? Cercare una soluzione per salvare i risparmi prima dell’apocalisse?
La soluzione non esiste in questo momento di confusione sia per i mercati che per gli analisti. Possiamo solo aspettare. Aiutare classi medio-basse, tassare chi ha di più e colpire l’evasione: partiamo da qui.

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