Un ordigno artigianale, composto da polvere da sparo e benzina è stato fatto scoppiare davanti al comando della polizia locale, in via Buozzia Paderno Dugnano (Mi). Non ci sono feriti, ma l’esplosione ha distrutto le vetrate e danneggiato l’interno degli uffici. L’incendio spento dai vigili del fuoco, ha danneggiato anche la saracinesca e la facciata dell’edificio. Ancora nessuna rivendicazione i carabinieri stanno indagando.

ORDIGNO AL COMANDO DEI VIGILI
Milano:Coppie di fatto, pronto il piano
Oggetto: «Riconoscimento delle unioni civili. Approvazione regolamento». La delibera è pronta e la prossima settimana verrà depositata in consiglio comunale. È il primo passo concreto verso quel registro delle coppie di fatto che, ancora prima di nascere, ha già diviso trasversalmente la politica. «È il punto di partenza di un percorso in cui ci sarà il massimo confronto e la massima apertura verso le proposte degli altri consiglieri e della città. La depositiamo anche perché questo argomento non sia più un tabù», dice Marilisa D’Amico, docente di diritto costituzionale e presidente pd della commissione Affari istituzionali. Sarà sua la prima firma sotto il documento di iniziativa consiliare, che delinea il ‘modello-Milano’. Perché, adesso, si parte davvero. Anche se per eguagliare Napoli, che ha appena istituito il suo registro, bisognerà attendere l’estate.
LA SCHEDA I nuovi diritti dei conviventi
Con il registro Palazzo Marino riconoscerà una serie di diritti — quelli legati ai propri servizi — a coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Dal Pdl, ecco il capogruppo Carlo Masseroli: «Non entro nel merito del rapporto affettivo tra persone, che possono fare ciò che vogliono, anche perché con un registro non si può mutare la natura umana. Dal punto amministrativo, poi, è inutile perché dove è stato istituito è rimasto vuoto». Masseroli, però, dice sì al dibattito: «Non mi spaventa purché sia fatto a 360 gradi e affronti il tema della famiglia che sostiene la civiltà». Un apprezzamento arriva dal coordinatore cittadino pd Francesco Laforgia: «È giusto che la delibera venga depositata in consiglio per innescare una discussione ampia e plurale dentro e fuori l’aula».
LA UNO BIANCA 20 anni dopo
Luca Vallicelli (membro minore della banda): ha partecipato alle prime rapine – senza omicidi – ha scontato tre anni e otto mesi ed è ora in libertà.
Pietro Gugliotta: condannato a 18 anni di reclusione è stato scarcerato nel 2008 grazie all’indulto e alla legge Gozzini.
Marino Occhipinti: condannato all’ergastolo uscì nell’aprile 2010 grazie ad un permesso premio ed ora ha chiesto la semilibertà
Roberto, Fabio (fondatori della banda) e Alberto Savi sono attualmente in carcere.
Ieri ricorreva il ventennale della strage del Pilastro. Il 4 gennaio 1991 3 giovani carabinieri vennero uccisi mentre prestavano servizio a bordo di una volante. Nel dubbio che i carabinieri avessero preso la targa del loro veicolo, gli occupanti della Uno bianca aprirono il fuoco. Vennero crivellati da un fuoco incrociato fatto da pistole e fucili per far arrestare il loro veicolo poi da colpi precisi per uccidere i tre militari che riuscirono a rispondere al fuoco ma fu tutto inutile. Ho fatto qualche ricerca sul caso della banda della Uno bianca. Dal 1987 al 1994 vennero uccise 24 persone e ferite più di un centinaio: mi hanno colpito la ferocia e la determinazione con la quale i membri della banda hanno eliminato possibili testimoni, fossero essi direttamente coinvolti nella rapina o passanti che potevano fornire informazioni agli inquirenti. L’uso di fucili d’assalto, le tattiche terroristiche, la precisione nel colpire le vittime e l’assenza di prove o indizi resero difficili le indagini e spinsero più volte a seguire piste terroristiche o malavita locale senza trovare un filo conduttore. La banda, inoltre, cambiò tre volte “stile” pur mantenendo un ben distinguibile modus operandi. La prima fase fu quella delle piccole rapine, la seconda degli omicidi a sfondo razzista e la terza un più raffinato e meticoloso lavoro di progettazione delle rapine alle banche. Questi cambiamenti fecero via via pensare prima a piccoli delinquenti poi a fenomeni di razzismo infine ad una “quinta” mafia con radici in Emilia Romagna. Furono persino scomodati Gladio e i servizi segreti deviati ipotizzando un commando di terroristi di destra votato alla destabilizzazione della principale regione “rossa”. Da ricordare che cinque dei sei membri della banda erano poliziotti in servizio e il sesto era stato scartato dalla polizia per problemi alla vista.
Di tutti gli oltre cento fatti criminali imputati alla banda mi ha colpito proprio la strage del Pilastro. In quell’occasione furono ritrovati bossoli di un fucile, il Beretta AR70: scattarono le ricerche sui possessori dell’arma registrati in Emilia Romagna. Al numero 26 su una lista di trenta nominativi c’era Roberto Savi, il capo della banda della Uno bianca. Per depistare le indagini il Savi acquistò un secondo fucile – regolarmente denunciato – ma al momento del controllo ne portò solamente uno in questura, lasciando a casa proprio quello utilizzato in numerose rapine ed omicidi compresi quelli del Pilastro. Nessuno si prese il disturbo di controllare entrambi i fucili o di recarsi presso l’abitazione di Roberto Savi dove avrebbe potuto trovare oltre al fucile una vera e propria armeria all’interno del box. A lato del nome del Savi scrissero “collega P.S.” : un poliziotto non è il primo sospettato anche se molti indizi portavano proprio ad una pista interna. L’abilità con le armi da fuoco, la facilità con la quale fuggivano evitando strade pattugliate, le accuse di un informatore che sapeva che “quelli della uno bianca sono sbirri”. Tutti tasselli di un mosaico che dovevano portare alla pista interna alla Polizia ed invece spinsero investigatori e media a fantasticare su ipotesi impossibili evitando così di seguire la pista più ovvia. Nella indagini sui fatti della Uno bianca furono, nell’arco di quasi otto anni, indagate 150 persone. Per la stage del Pilastro furono accusati i fratelli William, Peter e Davide Santagata, Romeo Giuseppe e Romeo Stefano oltre a Marco Medda (braccio destro di Raffaele Cutolo). Piccoli pregiudicati e un mafioso già in carcere sembrarono i colpevoli. Dopo l’arresto dei fratelli Savi, di Marino Occhipinti, di Pietro Gugliotta, di Luca Vallicelli – l’intera banda della Uno bianca – il Pm Spinoza continuò con la sua linea accusatoria arrivando ad ipotizzare la complicità dei Santagata coi Savi, sostenendo che furono i Santagata a compiere la strage del Pilastro utilizzando le armi dei Savi. Ma la frenesia cieca con la quale si cercavano i colpevoli colpì soprattutto la stampa. Vale la pena leggere questi tre articoli che rappresentano bene quel clima da caccia alle streghe.
UNA FAMIGLIA DI KILLER PER LA STRAGE DEL PILASTRO
Strage del Pilastro: sospettato un quarto uomo
http://archiviostorico.corriere.it/1993/settembre/08/eccidio_del_Pilastro_strage_mafia_co_0_9309089690.shtml
Anche dopo le confessioni dei Savi i Santagata non furoni scarcerati. Dovettero scontare tre anni di carcere pur essendo completamente estranei ai fatti. Gli furono attribuiti anche gli omicidi a sfondo razzista commessi dalla banda della Uno bianca nel biennio ’90 – ‘91. Solo per il fatto del Pilastro vennero arrestate oltre 200 persone in tutta Italia. La Procura di Bologna e i Pm impiegarono 500 uomini nell’operazione “mafia del Pilastro”, convinti che l’uccisione dei tre carabinieri fosse avvenuta durante un traffico di armi. Dopo tanti errori ed inefficienze furono l’intelligenza e le capacità del Pm Paci e di due investigatori, Baglioni e Costanza a porre fine in meno di un anno alla lunga carriera criminale della banda della Uno bianca.
Possibile che persone colpevoli di tali reati possano chiedere la semilibertà, godere di permessi premio, nonostante abbiano compiuto crimini tanto efferati ed abbiano minacciato più volte i parenti delle vittime? Oggi parliamo di carceri troppo piene e di soluzioni come il braccialetto elettronico ma, come insegna questa storia, non sarebbe meglio incarcerare i veri colpevoli invece di arrestare decine di persone estranee ai fatti ed occupare inutilmente le carceri? E ancora: applicare indulto e legge Gozzini a criminali che hanno dimostrato più volte di non aver nessuna difficoltà ad uccidere non è forse troppo pericoloso per i parenti delle vittime e per tutti noi?
SuperMario
Le banche creano la crisi
Gli stati salvano le banche
Gli stati vanno in crisi
La banche controllano gli stati
Ritorna la prima repubblica, quella che era stata tanto criticata e condannata dopo Mani Pulite. Di nuovo al Governo le facce anziane e rassicuranti che con toni pacati ci parlano di impegno nazionale, risanamento, crescita, rigore, equità, giustizia sociale. Cosa di tutto questo verrà realizzato? Dopo quasi 20 anni di governo Berlusconi (pur intervallato dai governi Prodi, Dini, D’Alema, Amato) caratterizzato dalla personalizzazione della politica fatta di scontri frontali (comportamento figlio del bi-polarismo anomalo) il popolo italiano aveva bisogno di passare dalle pernacchie, dai bofonchiamenti, dai gestacci, alla lingua italiana per calmare gli animi e concentrarsi sui problemi concreti più che sulla vittoria fine a se stessa sull’avversario.
Il cambiamento è tutto qui. Non basta. Nel discorso di Monti dovevano esserci altri argomenti più coraggiosi che rilanciassero l’entusiasmo di un Paese che sta soffocando nelle sabbie mobili del mal governo di questi 3 anni e mezzo. Perché Monti non ha fatto di più? Molto probabilmente a causa delle minacce nemmeno troppo velate di Berlusconi che ha già detto un secco “no” a Ici e patrimoniale e parla di “staccare la spina”. Intanto la Lega cerca di ripulirsi dal fango dell’era berlusconiana con un’opposizione dura e battagliera con l’obiettivo elezioni. Il PD lascia che il lavoro sporco sia fatto da Monti per non correre rischi in vista delle elezioni 2013.
Ma come avremmo reagito in altre circostanze ad un governo fatto di perfetti sconosciuti (ai più) che rappresentano banche, industrie, gerarchie ecclesiastiche? Credo avremmo temuto un forte conflitto di interessi. Berlusconi si presentò nel ’94 per fare la rivoluzione liberale ed abbattere i poteri forti e i parrucconi della politica che ingessavano il paese ed impedivano la possibilità di viaggiare più leggeri verso un mondo migliore. Ha fallito anche in questo. Ora ci sono di nuovo i poteri forti ed i parrucconi. L’impatto è decisamente diverso perché abbiamo gli occhi infettati dal recente passato. Chiunque sarebbe stato meglio del precedente governo. Ma siamo caduti nelle mani di un’altra cricca neoliberista che ha creato la crisi terribile che stiamo vivendo e francamente non capisco come possono trovare rimedio. La politica nel suo insieme è ben contenta di poter ottenere cotanto regalo: rifarsi una verginità per tornare nuovamente alle elezioni come se nulla fosse accaduto. Questo governo tecnico (il primo dal1946) è dipendente dal parlamento che in questi 3 anni non solo ha fatto poco o nulla ma ha peggiorato la situazione dell’Italia evitando (per incapacità) di porre un freno alla crisi. Certo i curricula dei neo-ministri sono ben altra cosa rispetto ai mediocri che Berlusconi ha sempre scelto. Come potranno gruppi parlamentari che fino a ieri si sono scontrati duramente improvvisamente concordare su argomenti come pensioni e patrimoniale? SuperMario ha evitato di inserire politici nella lista dei ministri (teniamo d’occhio Profumo e Catricalà vicini a PD e PdL) e nel suo discorso ha dato schiaffi e carezze. Puro stile democristiano. Un aspetto serio ed elegante senza eccessi che mai farebbe pensare alla possibilità di compiere nefandezze di ogni sorta.
Possiamo solo aspettare e giudicare i fatti. Possiamo sperare che i mercati reagiscano positivamente al cambio della guardia. Possiamo credere che saranno fatte le riforme che correggano la rotta del Paese senza prodursi nella macelleria sociale che si può temere in questi casi. Toccare il sistema pensionistico? Vediamo se ridurranno pensioni dorate e privilegi delle varie caste. Lo stile di Monti durante la sua carriera è stato quello di non scontentare mai nessuno: dovrà ottenere prima il consenso del parlamento (con PD e PDL come farà?) inevitabilmente escludendo le forze estremiste come Lega e IdV. In questo momento le forze più estreme forse avrebbero avuto la forza di produrre un cambiamento più radicale. Se farà bene sarà merito suo e del parlamento che ha dimostrato responsabilità, se farà male la colpa sarà della crisi e si andrà alle elezioni del 2013 con i soliti personaggi rimessi a nuovo.
Purtroppo non si poteva fare altrimenti.
ADDIO STEVE JOBS
Steve Jobs se n’è andato, è un lutto che colpisce tanti, non solo chi possiede o ama i proodtti di Apple ma anche chi lo ha conosciuto per il suo lavoro e lo ha ammirato e ascoltato per la sua intelligenza e per il suo grande cuore.
Vogliamo salutarlo cosi, ricordando il suo messaggio.

…”Qualche volta la vita colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Dovete trovare quel che amate e questo vale sia per il vostro lavoro sia per i vostri affetti…. Nessuno vuole morire, ancxhe le persone che volgiono andare in paradiso non vogliono morire. E nonostante tutto la morte è l’unica cosa che tutti condividiamo….
Il vostro tempo è limitato per cui non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore… E cosa più importante abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito, in qualche modo loro sanno che cosa volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario. Io auguro a tutti voi “Stay hungry stay foolish! che singifica siate affamati di conoscenza di esperienza e siate pazzeschi, non seguite le regole ma abbiate il coraggio di essere ciò che realmente volete essere, lottate per i vostri sogni siate irrazionali fatevi prendere dalle emozioni”…
La traduzione letterale di foolish non è da intendersi come folle nel senso di pazzo ma come era Steve: visionario. Il suo è un messaggio di speranza, di concretezza di grande emozione tutta da sentire nel cuore e da non sottovalutare mai.
Il discorso tenuto dal Ceo di Apple Steve Jobs, all’ Università di Stanford, USA, il 12 giugno 2005 in occasione della consegna delle lauree.
Jobs racconta i diversi momenti della sua vita, la prima parte arriva fino alla creazione di Next e Pixar.
QUESTO E’ UN PAESE PER ESCORT
Vi ricordate la signora Marysthell Polanco? Prima concorrente del programma “La pupa e il secchione”, dove evidentemente non era tra le fila dei secchioni,ballerina sexy su “Sexy car wash ” su SKy, poi un futuro radioso: diventa una Meteorina per Emilio Fede, ballerina a Colorado nel frattempo cambia casa, vive a spese del Premier negli appartamenti dell’ Olgettina. Coinvolta nell’inchiesta sui festini del Bunga Bunga, nel Ruby-gate e nell’inchiesta di Bari sul reclutamento delle escort. Nel suo box e nel suo appartamento è stata trovata una parte di quei famosi 12 kg di cocaina, ma la droga non era sua… era del suo fidanzato trovato poi alla guida di una macchina di proprietà della Minetti e in seguito condannato ad 8 anni e 100 mila euro di multa per spaccio e detenzione di droga (gennaio 2011). In una intercettazione è a lei che il signor B. disse “Faccio il premier a tempo perso”, ammette di aver fatto sesso con il premier ma assicura “Non per soldi”
Lasciamo da parte lei e la sua storia per un attimo e andiamo a Milan Channel, un azienda in perdita (forse per la crisi?) 35 tecnici in cassa integrazione perché non ci sono soldi, dal 2009 ricevono uno stipendio ridotto del 35%.
Ma si sa alla provvidenza non bisogna mai metter limite e il miracolo a Milan Channel è finalmente arrivato.
Per una new entry si trovano i fondi: uno stipendio da 100mila euro l’anno per un ora circa di lavoro a settimana, pari a 2.500 euro la settimana circa 10 mila euro al mese.
Un professionista vero che sicuramente darà una sferzata di energia all’azienda? Un (o una) giornalista affermato ed esperto che all’azienda serviva davvero? No. La neo assunta a Milan Channel altri non è che Marysthell Polanco. Leggerà i messaggi dei telespettatori ed essendo ormai l’ Italia un Paese multietnico nessuno si è preoccupato di insegnarle l’italiano. Sul suo profilo di Facebook ai suoi fan risponde “quelli che mi amano gli amo anch’io”.
I 35 cassaintegrati ringraziano.
La Uilcom di Milano, sindacato che ha stretto l’accordo per la cassa in deroga, giudica inaccettabile l’ipotesi che l’azienda abbia riconosciuto un ingaggio da 100mila euro lasciando i lavoratori in cassa integrazione a carico del pubblico. “Ho chiesto questa mattina un incontro urgente con i vertici aziendali– annuncia Bruno Bifronte – dire che ci sentiamo presi in giro è dire poco. Qui ci sono dei lavoratori senza alcuna garanzia per il loro futuro che prendono stipendi decurtati e integrati con risorse economiche pubbliche che vengono erogate attraverso l’indennità di cassa integrazione per consentire all’azienda un risparmio finalizzato a sostenere azienda e lavoratori in una fase di crisi. Riteniamo che la scelta di Milan Channel non sia coerente né moralmente accettabile”.
In pratica Milan Channel paga per i 35 tecnici solo le ore effettive di lavoro, il resto (tutto il resto) è a carico dell’INPS, cioè noi contribuenti. Per una delle sue aziende il premieri utilizza gli ammortizzatori sociali per i tecnici specializzati, ma per l’assunzione della Polanco, senza competenze ne capacità particolari i fondi si sono trovati.
La Polanco ai tempi de “La pupa e il secchione”

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Qui ai tempi del Ruby- Gate

I COLPEVOLI?TUTTI AL LORO POSTO

Vittorio Agnoletto ha scritto un libro sui fatti del G8 di Genova del 2001. Lo sapevate? Io devo confessare che ne ero all’oscuro. Ieri sera (20 Settembre p.sso Villa Gargantini, Paderno Dugnano) ho assistito alla presentazione del libro “L’ eclisse della democrazia” (organizzato da Associazione Punto Rosso , Medicina Democratica, sez padernese Ass. Esposti Amianto, Circolo culturale La Meridiana)ed ho capito perché non ne avevo sentito parlare. Perfino Dandini e Fazio si sono rifiutati di parlarne in televisione.
Vittorio Agnoletto ha raccontato con lucidità e precisione come il libro è nato e alcuni fatti in esso contenuti. Hanno collaborato con lui il
giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci, testimone e vittima dei fatti della scuola Diaz ed hanno realizzato la prefazione Enrico Zucca (magistrato che ha condotto le indagini sui fatti della Diaz) e Andrea Camilleri.
Nella scuola Diaz la polizia fece irruzione e massacrò di botte numerose persone innocenti fino al punto di rischiare di uccidere due ragazzi che rimasero in coma ma che riuscirono a salvarsi. Fu una spedizione punitiva organizzata e pianificata: dopo il pestaggio, i “prigionieri” rimasero in balìa di minacce ed insulti dei poliziotti per altre due ore nelle quali l’unico pensiero che poteva attraversare le menti di chi era riuscito a scampare in qualche modo alle manganellate era “se questi sono i poliziotti allora nessuno verrà a salvarci”.
Una situazione terribile. Diritti e legalità eclissati insieme alla fiducia nello Stato dalla violenza brutale della polizia. Le vittime ancora oggi non possono dire di aver recuperato fiducia nella polizia e nei servizi segreti perché è stata loro negata la possibilità di farlo, in dieci anni si doveva e poteva fare qualcosa che non è stato fatto, le istituzioni non hanno chiesto scusa ai cittadini e non hanno dato nessun segno di poter aprire un dialogo e intraprendere una strada diversa da quella segnata con il G8 2001.
Quando si è cercato di accertare la verità, il comportamento della polizia è stato opposto a quanto si possa immaginare. Maggiore era la carica, minori erano le assunzioni di responsabilità e la collaborazione. Il magistrato Enrico Zucca usa la parola “eversivo” per descrivere il comportamento adottato per ostacolare la ricerca della verità durante le indagini post G8
Delusione e scoramento. Sentimenti suscitati dal comportamento delle forze politiche italiane, complici o assenti. Il problema è la controllabilità democratica di alcuni organismi dello Stato ed in che modo viene esercitata. Molti imputati o condannati per i fatti di Genova sono stati promossi ad incarichi superiori. Sembra incredibile ma ci sono individui con due condanne e cinque anni di galera da scontare (solo cinque perché altri reati sono andati in prescrizione) che restano al loro posto, non sono allontanati dal loro incarico e non si dimettono e sarà interessante osservare quello che succederà nei prossimi mesi quando si giungerà al terzo grado di giudizio poiché, se confermata la colpevolezza, saranno interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. I dirigenti di polizia e servizi segreti rimarranno al loro posto dopo le sentenze?
Gianni De Gennaro, ai tempi dei fatti di Genova capo della polizia, oggi è capo del coordinamento dei servizi segreti, ed è stato condannato per induzione alla falsa testimonianza di un questore.
Ci sono direttive europee che obbligano alla sospensione in questi casi, ma nessuno dei nostri parlamentari ha avuto l’onestà e il coraggio di fare qualcosa e c’è da augurarsi che continuino nella loro apparente indifferenza dando modo a giudici e magistrati di confermare le condanne in cassazione, senza ricevere pressioni.
Sono davvero tanti gli esempi d’insabbiamento avvenuti in dieci anni. L’Avv. Franco Coppi, difensore di De Gennaro, ha fatto intuire, secondo Agnoletto, che era inutile continuare con le indagini perché il suo assistito era coperto dalla politica. In effetti, nonostante nell’estate 2010 De Gennaro abbia dato le dimissioni tutto il Parlamento le ha respinte.
Fu la Sinistra a mettere a capo della polizia De Gennaro e fu poi la Destra (salita al potere poco prima del G8 di Genova) a confermargli la fiducia proprio grazie alla dimostrazione data con le azioni alla Diaz e a Bolzaneto. Ma questo è solo uno dei tanti casi.
Su ventotto imputati solo in due hanno accettato di rispondere, mentre gli altri hanno scelto di “avvalersi della facoltà di non rispondere”. Siamo abituati a sentire queste frasi in televisione durante i film, ebbene in questo caso la realtà supera la finzione cinematografica.
Durante il processo Diaz sparirono le molotov: fu la presenza delle bombe artigianali trovate nell’edificio a giustificare l’irruzione della polizia. Durante un interrogatorio si scopri che un dirigente della polizia era a conoscenza della presenza delle molotov ancora prima di entrare nell’edificio, e lo stesso era stato ripreso con un sacchetto in mano, in realtà asseriva di non aver visto le molotov prima dell’ingresso nella scuola Diaz. Le prove di un processo sono conservate dalla questura. Durante le indagini per un altro processo (non collegato alla Diaz ma seguito dallo stesso magistrato) si scoprì chi e come fece sparire le prove e si salvò il processo Diaz.
I movimenti che nacquero dal 1999 previdero la crisi economica ed il disastro ambientale che si sono puntualmente verificati. Secondo Agnoletto furono deliberatamente ostacolati con ogni mezzo da parte di diversi gruppi di potere a livello internazionale.
In previsione del G8 di Genova si addestrarono alla guerriglia gruppi speciali della polizia come il 7° nucleo del 1° reparto di Roma. Si scelsero militari giovani, di leva, che in situazioni di stress e stanchezza per i giorni di veglia potessero perdere il controllo. Tutto questo portò alla morte di Carlo Giuliani.
In tante occasioni si è sentito dire dalla gente comune che era meglio se in molti fossero rimasti a casa. I problemi non furono creati dalle associazioni pacifiste ma da altri. C’è un episodio significativo che speiga come andarono le cose a Genova: Ad un incrocio, racconta Agnoletto, le forze di polizia comandate dal capitano Bruno ignorarono i Black Bloc, entrarono in una via e caricarono il corteo dei pacifisti, le indicazioni della questura che ordinava di fermarsi non raggiunsero la squadra del cap. Bruno. Ci si chiede a quali ordini stessero obbedendo. È innegabile che infiltrati della polizia fossero presenti e che i Black Bloc facessero, con le loro azioni violente, il gioco di chi voleva gettare discredito su movimenti come il “Genoa Social Forum” e molti altri.
Dobbiamo avere una coscienza comune di quello che è accaduto, non bastano le condanne o i racconti dei fatti. Questo libro è uscito nel maggio di quest’anno. Agnoletto racconta di aver lavorato sotto scorta con e-mail e numero di telefono intestati a un altro nome. Ha dovuto subire, come i suoi collaboratori e persino il vicino di casa, minacce e intimidazioni. Ogni capitolo del libro era inviato sia alla casa editrice sia al notaio ed è stato sempre in contatto col suo avvocato. Alla presentazione in Feltrinelli era presente un solo giornalista dei 250 invitati e veniva dalla Svizzera. C’è un episodio tra i tanti raccontati da Vittorio Agnoletto che, secondo me, rappresenta il clima nel quale hanno dovuto vivere: “Un giorno apro la porta di casa e trovo due persone sul pianerottolo che mi dicono di dover entrare e fare quattro chiacchiere, per pura coincidenza squilla il telefono ed è il mio avvocato che mi consiglia di chiamare la Digos. Io rispondo che, molto probabilmente, i due individui sulla porta di casa sono della Digos e il mio avvocato insiste perché io chiami per lasciare tracce e prove nel caso dovesse succedermi qualcosa”.
Durante la serata sono stati raccontati altri fatti riguardanti il G8, la Diaz e Bolzaneto. Le verità sono state accertate, vi sono stati i processi e le condanne ma il buio dell’eclisse permane. Ora bisogna occuparsi di fare luce su questi dieci anni, l’oscuramento è temporaneo e devono tornare la speranza e la fiducia.
GROUND ZERO 10 ANNI DOPO
Sono passati 10 anni da quel tragico 11 Settembre, gli Stati Uniti hanno un altro memorial day.
Sulle due fontane, costruite dove una volta poggiavano le torri gemelle, ci sono incisi i nomi di tutte le vittime.
Ancora oggi le tesi compottistiche sono tante e forse non sapremo mai come sono realmente andate le cose.
Quello che resta impresso sulle fontane sono i nomi di tutti quelli che sono morti chi mentre era nelle torri, chi era accorso per aiutare.
Fra i tanti nomi si notano quelli degli immigrati, dal Sud America dall’Africa, dall’Italia. Tanti i nomi degli italoamericani che hanno perso la vita quel giorno in un paese in cui tutti possono diventare Americani, in un paese che ha da sempre accolto e regolarizzato tutti.
In quell’attenato c’era anche un pezzo di Italia, quell’Italia che emigrò in passato e che ha potuto costruirsi una nuova vita negli Stati Uniti.
L’11 settembre non è una tragedia soltanto americana, è una tragedia di tutti, anche nostra.


VASCO E LO STAFILOCOCCO AUREO
Mentre a Venezia si presenta il film documentario “ Questa storia qua” Vasco Rossi svela il mistero sui suoi problemi di salute.

Io non ho nessun tumore, sia chiaro. Ho un’infezione di un batterio killer, lo stafilococco aureo e per debellarlo bisogna fare sei settimane di una cura antibiotica molto potente. Due le ho già fatte, insomma, manca poco… Ho occupato una zona di una clinica privata nella quale faccio queste flebo e sto qua perché sto più comodo che a casa. Questo per tranquillizzare tutti!
Alcuni giorni fa dalla sua pagina di Facebook aveva parlato di un oncologo ed è scattata subito la paura tra i fans: Vasco ha un tumore.
Il cantante ha diramato immediatamente il videoclip che spiega le sue reali condizioni, sottolinea che non è stato ricoverato ma ha scelto, per comodità di curarsi in clinica.
La cura per debellare il batterio richiede, infatti, 6 settimane di antibiotici,(di cui 2 già fatte) somministrati attraverso flebo.
Il Blasco o come ama chiamarsi nei suoi clip “Il folle Jack” ha scelto quindi per maggiore comodità di trasferire tutte le sue attrezzature nella Clinica Villalba di Bologna dove continua a lavorare con i suoi collaboratori.
Per parecchio tempo Vasco ha tentato di evitare di parlare nello specifico dei suoi problemi di salute ma di fronte al timore dei fans ha reagito come un padre più che come un rocker, tranquillizzando tutti con parole gentili.

Ulteriori approfondimenti sul batterio ci arrivano dal sito di Medicina Live:
Lo stafilococco auro è un batterio pericoloso per l’organismo. Nella maggior parte dei casi però, può “infestare” la persona diverse volte e per tantissimo tempo, senza che la stessa abbia mai a patirne conseguenze. Un po’ come accade con il batterio della tubercolosi, per farvi un raffronto attuale, è il cedimento del sistema immunitario a creare il danno maggiore, dando modo al batterio di esprimersi in tutta la sua violenza. Soprattutto ad alcune sue tipologie.
E se normalmente in soggetti sani si possono sviluppare mal di gola o raffreddore, in condizioni particolari lo stafilococco aureo, che solitamente si riscontra nelle cavità nasali e oro faringeee, può accanirsi contro l’organismo in maniera virulenta, portando alla “creazione” di infezioni molto difficili da curare.
Ulteriore ostacolo, e qui Vasco Rossi ce ne da conferma in maniera indiretta parlando di “batterio killer”, è dato non tanto dal bacillo di per se stesso, quanto da alcune sue varianti resistenti alle normali cure antibiotiche, solitamente segnalate con l’acronimo di MRSA che significa appunto Meticillin-Resistant Staphylococcus aureus.
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MILANO FILM FESTIVAL 2011

Appuntamento per il Milano Film Festival 2011 dal 9 al 18 Settembre 2011:Teatro Strehler, Piccolo Teatro Studio, Parco Sempione, Acquario Civico Auditorium San Fedele e Spazio Cinema Anteo.
La 16esima edizione del Festival del Cinema di Milano, sarà incentrata intorno alla figura di Jonathan Demme il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense Jonathan Demme. Il regista, tra gli altri, de Il Silenzio degli Innocenti e di Philadelphia (il film che ha regalato il premio Oscar a Tom Hanks) incontrerà il pubblico durante la manifestazione per una lezione di cinema e a lui sarà dedicata la retrospettiva integrale dell’edizione di quest’anno, durante la quale verranno mostrati i suoi lungometraggi, i documentari, le regie per la televisione, i videoclip e i film prodotti dalla sua casa di produzione, la Clinica Estetico.
Anche quest’anno sarà presente il concorso internazionale di cortometraggio e di lungometraggio. Una parte del festival sarà anche dedicata a una serie di omaggi a registi e filoni cinematografici più importanti.
La direzione artistica del Festival vedrà a capo Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini.
La campagna abbonamenti prevede un’agevolazione sul prezzo per chi lo acquista prima del 2 settembre: l’abbonamento costa35 euro (invece che 50) e 25 euro per gli studenti universitari under 26, tesserati esterni 2011, possessori della tessera ARCI, CTS e Feltrinelli, gli over 65 e gli under 20.
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