
Il vero disastro, ancor più di quello economico, sono le innumerevoli voci che su internet, più che attraverso altri media, si rincorrono circa la crisi economica. Televisioni e giornali parlano comprensibilmente con toni meno sensazionalistici (a volte) per non seminare il panico ma su internet vige la regola del ”diciamo tutto, abbiamo la schiena dritta”. Ecco alcuni esempi di ciò che si può trovare in rete.
Prima di tutto il debito: chi lo ha creato? Chi lo deve pagare? Ma soprattutto è davvero necessario pagarlo? Semplificando molto potremmo dire che se è il debito che ci trascina a fondo potremmo almeno rifiutarci di pagare gli interessi sul debito. Nella storia ci sono altri esempi di Paesi che non hanno pagato il debito pubblico. I due esempi più recenti sono Stati Uniti ed Ecuador. Quando Bush junior dichiarò guerra all’Iraq insieme al petrolio ereditò anche l’enorme debito che Saddam aveva accumulato nel tempo. Quel debito non fu mai pagato perché gli USA si appellarono al concetto di debito detestabile. Per legge se un debito è contratto all’insaputa dei cittadini, allo scopo di favorire solo una piccola parte della popolazione ed i creditori sono a conoscenza dei primi due punti ma acconsentono ai prestiti ebbene il debito può essere definito “detestabile” e lo Stato non lo paga. Potremmo dire che è immorale pagare un debito immorale. Gli USA non fecero questa operazione alla luce del sole per non “invogliare” altri a seguirne le orme. Nonostante il tentativo di mascheramento ci fu un altro Stato che definì il proprio debito detestabile e si rifiutò di pagarlo: fu l’Ecuador. Il ministro dell’economia Rafael Correa si dimise in aperta opposizione col governo. Questa mossa insieme al comportamento deciso a compiere il bene del suo Paese lo rese molto popolare tanto che alle successive elezioni divenne primo ministro. Fu proprio Correa a rifiutarsi di pagare il debito riuscendo a rilanciare l’economia dell’Ecuador.
Se volete approfondire questi argomenti vi consiglio il video
“Eliminiamo il denaro, è fonte di evasione, è costoso, contraffabile e persino sporco!”
Altra soluzione per rilanciare la crescita è quella di eliminare il cash. Se utilizzassimo solamente il denaro elettronico aumenterebbe la tracciabilità dei pagamenti e ridurremmo il sommerso per una cifra vicina ai 40 miliardi di euro. L’Italia è il Paese d’Europa che ricorre maggiormente all’uso del contante ma ritengo che oltre all’abitudine di evitare di pagare le tasse ci siano anche problemi culturali e logistici ad impedire il diffondersi del denaro elettronico. Su sito “La Voce” c’è stato un fitto carteggio tra Milena Gabanelli e Thomas Tassani circa le modalità di eliminazione del contante. Personalmente trovo che tassare il cash o eliminarlo forzatamente non sia la soluzione più democratica da seguire. Innanzi tutto c’è la legge 53 della Costituzione che parla chiaro: “ogni imposta, per poter essere legittima, deve colpire una capacità contributiva manifestata dal singolo, ossia una forza economica effettiva, che può essere espressa dal reddito, dal patrimonio, dal consumo, dagli affari.” Vorrei che le banche eliminassero ad esempio le commissioni prima che la lotta al denaro contante abbia inizio altrimenti il consumatore si troverà ad affrontare ulteriori spese impreviste e le banche godranno di ingenti introiti. Gianluca Iannelli, direttore marketing di MasterCard Italia la pensa diversamente
Rimane inoltre in sospeso la questione della privacy: il fine della lotta all’evasione giustifica il mezzo che riduce le libertà ed il diritto alla riservatezza? La Gabanelli infine parla di “provocazione”: anche io ne avrei una da sottoporle. Legalizziamola! Vogliamo recuperare denaro? Eliminare il sommerso? Combattere la criminalità sia che provenga dall’evasione sia quella organizzata? Potrebbe essere un’idea la proposta di Achille Saletti nel suo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it
L’ultima soluzione sembra quella di spaccare l’Europa in due macro aree: i Paesi più forti manterrebbero l’attuale euro mentre quelli periferici o più deboli avrebbero un nuovo euro. Il problema principale è che facciamo parte di un’Europa in realtà inesistente. La zona euro non è omogenea né politicamente né economicamente: un agglomerato di una ventina di Paesi diversissimi impossibili da livellare solo con una moneta unica. I Paesi mediterranei o della periferia europea non sono stati trascinati da quelli economicamente più forti e non hanno potuto beneficiare della svalutazione della propria moneta (come ai tempi della Lira) per rilanciare l’economia in tempi di crisi.
Allora la soluzione potrebbe essere tornare alla Lira? Cercare una soluzione per salvare i risparmi prima dell’apocalisse?
La soluzione non esiste in questo momento di confusione sia per i mercati che per gli analisti. Possiamo solo aspettare. Aiutare classi medio-basse, tassare chi ha di più e colpire l’evasione: partiamo da qui.
Crisi economica?
MANOVRA:IVA DAL 20 AL 21%
Consumatori sul piede di guerra per l’aumento dell’Iva, si va dal caffé, il vino, la cioccolata i detersivi all’abbigliamento, calzature, giocattoli, ai televisori, sui pacchetti vacanza le auto e moto.
Vera e propria ’stangata’ a danno degli italiani che il Codacons quantifica addirittura in 290 euro l’anno, mentre nel mirino della Federconsumatori c’e', in particolare, il rincaro della benzina. Una spesa aggiuntiva di 32 euro l’anno, che sommati agli aumenti registrati da agosto 2010 (440 euro tra costi diretti e indiretti sui carburanti), portano a superare i 470 euro.
Torna ancora a cambiare volto la manovra,rispetto alle promesse fatte solo dieci giorni fa (no all’aumento dell’Iva, no al cosiddetto contributo di solidarietà): tutto revocato all’interno del provvedimento scaturito dagli ultimi incontri e si cerca di fare presto nell’approvazione di un provvedimento che sta scontentando un po’ tutti i settori sociali.
Ecco le novità:
- Il problema maggiore è legato all’aumento dell’Iva al 21%, che a regime varrà circa 4,2 miliardi.
- Ripristino del contributo di solidarietà ma solo sopra i redditi superiori ai 300mila euro e con un’aliquota del 3%.
- Anticipo dal 2016 al 2014 del meccanismo per alzare gradualmente l’età pensionabile delle lavoratrici private da 60 a 65 anni. Viene anticipato di due anni il progressivo innalzamento dell’età per la pensione delle donne nel settore privato, stabilito a 65 anni.
- Una tassa del 3% per i redditi superiori a 300 mila euro (in un primo tempo, si era pensato ai redditi sopra i 500 mila euro): le prime stime parlano di un introito netto per la finanza pubblica pari a 53,8 milioni di euro nel 2012 e di poco più di 144 milioni di euro nei due anni successivi.
Le modifiche sono confluite in un maxi-emendamento presentato al Senato su cui il governo ha posto la fiducia (la 49esima dall’inizio della legislatura), che è stata autorizzata da un improvviso Consiglio dei ministri pomeridiano.
Il timore ora e’ che ci possa essere un’impennata dei prezzi dei beni di largo consumo.
Secondo Carlo Rienzi, presidente Codacons “L’aumento di 290 euro e’ una media, il costo sara’ maggiore se si tratta di una famiglia numerosa. Il rialzo portera’ ad un aumento di tutti i prodotti indistintamente perche’ l’Iva viene scaricata sui consumatori. Saremo destinati a veder salire anche l’inflazione: certamente non una bella notizia con gli stipendi e le pensioni ferme”.
Allarme, sulla benzina da parte della Federconsumatori, secondo cui gli effetti saranno particolarmente pesanti per le tasche degli italiani. Dice il presidente della Federconsumatori, Rosario Trefiletti: ”Solo l’1% in piu’ comportera’ un aumento di 1,3 centesimi al litro. Ci saranno, ricadute negative per fare il pieno di benzina, ma anche sul tasso d’inflazione: i beni in Italia sono trasportati su gomma, pertanto ci saranno effetti sui prezzi”
Ecco la situazione nel resto d’Europa
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MANOVRA – AUMENTI IN ARRIVO
Aumenti di prezzi e tariffe ed effetto manovra. In autunno le famiglie italiane si troveranno a fare i conti con nuovi rincari generalizzati che porteranno la «stangata» 2011, ovvero la somma di tutti gli aumenti dell’anno, ad oltre 1.500 euro. È l’allarme dei Adusbef e Federconsumatori, secondo i quali i rialzi riguarderanno un pò tutti i settori: l‘assicurazione auto, i libri scolastici, i biglietti dei treni, gli alimentari. Aumenti ai quali si somma il rischio di nuove ricadute anche sulle bollette,
Secondo Adusbef e Federconsumatori, quelle del gas aumenteranno complessivamente quest’anno del 7-8%, ovvero di 106 euro, quelle dell’elettricità del 4-5%, cioè di 19 euro, quelle dell’acqua del 5-6%, pari a 21 euro in più. Rincari infine anche per la tariffe autostradali e per il gasolio da riscaldamento. «È indispensabile avviare severi controlli e verifiche per eliminare ogni ombra di speculazione», dichiarano i presidenti delle associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
TUTTI GLI AUMENTI
Ecco una tabella con gli aumenti dei prezzi calcolati da Adusbef e Federconsumatori per l’intero 2011.
VOCE AUMENTO 2011
_________________________________
ALIMENTAZIONE 367 euro
TRENI (ANCHE PENDOLARI) 122 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE 41 euro
SERVIZI BANCARI + MUTUI 98 euro
CARBURANTI 240 euro
DERIVATI DEL PETROLIO 117 euro
ASSICURAZIONE AUTO 105 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI 37 euro
TARIFFE GAS (+7-8%) 106 euro
TARIFFE ELETTRICITÀ 19 euro
TARIFFE ACQUA 21 euro
TARIFFE RIFIUTI 41 euro
RISCALDAMENTO 180 euro
_________________________________
TOT. 1.521 euro
TAGLI PENSIONI? NON PER TUTTI
Nel 1994 Il Governo Dini emana una riforma delle pensioni che trasforma il sistema pensionistico italiano da retributivo a contributivo.
Oggi parliamo nuovamente di pensioni, si discute se sia giusto o meno tagliare le pensioni a chi, con fatica, ha lavorato una vita, ma il dibattimento non riguarda proprio tutti.
Lamberto Dini: una pensione Inps da circa 7 mila euro mensili, una da Banca d’Italia da oltre 18 mila euro. Entrambe per 13 mensilità. Circa 27 mila euro al mese, l’equivalente di quanto percepiscono in media 54 pensionati.
Gli Italiani che sentono parlare solo di tagli e di grandi sacrifici per i prossimi anni ringraziano.

Per capire con chi abbiamo a che fare riportiamo una breve biografica dell’uomo politico
Ritratto di Lamberto Dini, uomo politico esponente del centro sinistra, del centro destra, poi della Margherita e poi ancora del PDL
Lamberto Dini (Firenze, 1º marzo 1931) dirigente d’azienda, economista e politico italiano
Sposato con Donatella Pasquali, condannata il 3 dicembre 2007 a 2 anni e 4 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione ad un falso in bilancio e ad un crac da 40 miliardi di lire , pena revocata.
- Il 15 settembre 1979 è nominato dal Francesco Cossiga direttore generale della Banca d’Italia,
- Dal settembre 1993 al giugno 1994 è uno dei vice-presidenti della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).
- Il 10 maggio 1994 fa il suo ingresso nel Governo Berlusconi I come ministro del Tesoro. Il Governo Dini emana una riforma delle pensioni che trasforma il sistema pensionistico italiano da un sistema di tipo retributivo ad un sistema di tipo contributivo.
- Nell’aprile 1996 Dini, aderisce alla coalizione di centrosinistra dell’Ulivo di Romano Prodi, si presenta con una lista personale, la Lista Dini confluisce nel progetto de La Margherita.
- Nel 2006 è rieletto senatore della Margherita.
- Il 6 giugno 2006 è eletto Presidente della Commissione Esteri del Senato.
- Il 1º ottobre 2007 presenta ufficialmente il simbolo dei “Liberaldemocratici”, fondato con Natale D’Amico, Daniela Melchiorre, Giuseppe Scalera ed Italo Tanoni. Il 3 dicembre 2007, la moglie di viene condannata dal Tribunale di Roma a due anni e quattro mesi di reclusione (pena condonata per effetto dell’indulto) e all’interdizione dalla gestione di cariche societarie per dieci anni (pena sospesa).
- In occasione del voto sulla legge Finanziaria del 2008 Lamberto Dini, pur votando la manovra di bilancio, annuncia il suo distacco dalla maggioranza di centrosinistra, auspicando il superamento del Governo Prodi
- Il 24 gennaio 2008, in occasione di un importante passaggio parlamentare di fiducia al Governo Prodi, il senatore Dini, eletto nelle file del centrosinistra, insieme ai Popolari UDEUR di Clemente Mastella, annuncia di votare contro, contribuendo in maniera determinante alla caduta del governo.
- L’8 febbraio 2008 annuncia l’adesione dei Liberal Democratici al nuovo partito del Popolo della Libertà, cambiando ancora una volta coalizione (dal centro-sinistra al centro-destra).
- Il 10 marzo 2008 è eletto nuovamente senatore nelle file del PdL per la circoscrizione Lazio. Matteo Renzi all’ epoca Presidente della Provincia di Firenze lo aveva in precedenza invitato a non ripresentare la sua candidatura in Toscana, dove era già stato eletto parlamentare per tre legislature con i voti del centrosinistra[3].
- Il 30 maggio 2008 Dini lascia i Liberal Democratici (che rescindono il patto federativo con il PdL) per aderire direttamente al Popolo della Libertà


COME TI RISOLVO LA CRISI?
Rischiamo il default. Ma cosa significa? Lo Stato diventa insolvente, è di fatto il fallimento. Insieme a noi anche la Spagna mentre la Grecia , dicono gli analisti, è spacciata.
Se saltano gli stati del mediterraneo salta l’Europa e con gli Stati Uniti in crisi il pericolo mondiale è concreto. La BCE assicura che assorbirà i titoli spagnoli e italiani, mossa che stamani ha aiutato i mercati a partire in rialzo di oltre tre punti, mentre quelli asiatici hanno chiuso in ribasso.
Entrando nel merito del lavoro del governo possiamo trovare le solite misure : pensioni, privatizzazioni, tagli alle spese. Poche le novità che riguardano art41, anticipo pareggio 2013-2014, bilancio in costituzione.
Pensioni:
L’adeguamento all’aspettativa di vita è un argomento spesso cavalcato per aumentare l’età pensionabile con l’agghiacciante ipotesi di portarla a 70 anni per tutti. Sarebbe auspicabile coinvolgere le parti sociali prima di effettuare modifiche tanto importanti anche se poi l’età fosse portata a soli (si fa per dire) 65 anni. Da tenere in considerazione le donne ed i lavori particolarmente usuranti. Specialmente in Italia le donne seguono molto la famiglia e anche se la natalità è bassa si devono calcolare i periodi di maternità. Gli uomini che svolgono lavori usuranti (ovviamente anche le donne seppur in numero minore) non possono lavorare fino a 65-70 anni, spesso sono lavori che si intraprendono in giovane età. Oltre a quelle di anzianità vengono ritoccate anche le pensioni di invalidità e di reversibilità: che sia una manovra del governo per distruggere il welfare in maniera consapevole e mirata? Se così fosse in un periodo di crisi il risultato di colpire duramente milioni di italiani è garantito
Privatizzazioni:
Altra mossa tentata, sia da Prodi che da Berlusconi, che in passato cercarono questa via per risolvere il problema dei conti pubblici. Esperienze negative che non invogliano a tentare nuovamente questa strada anche se la vendita del patrimonio inutilizzato è uno degli argomenti che furono suggeriti alla Grecia prima che scoppiasse la crisi ma fu bocciata. Le municipalizzate (gestione dell’acqua per capirci) non si toccano come il referendum ha indicato con chiarezza. Non sembra possibile quindi sistemare i conti grazie a manovre di questo tipo
Riduzione del debito:
L’anticipo del pareggio di bilancio al 2013 anziché al 2014 era stato auspicato dalle opposizioni che lo chiedevano a gran voce salvo poi non dimostrare se non un timido consenso al momento dell’annuncio. Comporterà sacrifici per gli italiani ma è inevitabile. Il governo si dice pronto ad altre misure per ridurre il debito che galoppa inarrestabile. Deve essere contenuto o meglio congelato fino a fine anno, tramite lo spostamento al 2012 del pagamento dei fornitori pubblici (entusiasti ringraziano) per non gravare sul debito 2011
Aliquote:
Mossa di sorprendente acume ed innovazione è l’aumento delle tasse. A fronte di soldi in cassa lo Stato dovrebbe convincere i cittadini a non imbracciare i forconi contro una stangata memorabile. Molti gli aspetti negativi: aumento dei prezzi, conseguente riduzione dei consumi ed impoverimento delle fasce più deboli (uniche a risentire dell’impatto dei rincari)
Un elemento da considerare è la modifica dell’art 41 per facilitare la formazione di nuove imprese tramite agevolazioni fiscali aumentando così il gettito fiscale.
Non pervenuti inasprimenti per chi le tasse non le paga: meglio colpire chi è onesto e non ha possibilità di sfuggire alla tagliola fiscale piuttosto che inseguire gli evasori
Casta:
Il governo non molla la poltrona e l’opposizione chiede solo dimissioni ma quando si tratta di tagli alla casta nicchiano in massa con un atteggiamento responsabile che spinge alla commozione.
Ironia della sorte i parlamentari dopo soli 2 anni di duro lavoro beneficiano di un “vitalizio” di oltre 2000 euro mensili per aver partecipato ad una sola legislatura. Il taglio del 20% sul sistema pensionistico non riguarda la Casta mentre sarebbe da equiparare al resto del paese il rapporto versamenti – pensione colmando il gap ora esistente del 10-11% rispetto ai comuni cittadini
Dimezzare il numero di parlamentari porterebbe soldi nelle casse dello Stato ma sarebbe un segno forte di responsabilità (termine tanto usato dalla tribù degli scilipoti e dalla maggioranza vedi Cicchitto) da dare alla popolazione disillusa dalla classe politica
Ora più che mai è divenuta insopportabile la distanza (leggi privilegi) tra casta e cittadini: serve maggiore trasparenza dei conti come accade in molti paesi europei. Il titolo di “onorevole” va attuato con azioni concrete che dimostrino la buona fede del parlamentare nei confronti degli elettori per portare avanti quel concetto di servitori dello Stato apparentemente dimenticato.
Durante il mandato grazie ai lauti rimborsi ed agevolazioni i parlamentari non necessitano di ulteriori introiti e dovrebbero rinunciare a cariche multiple o lavori svolti al di fuori del parlamento.
Servono investimenti che instillino fiducia. Questa è la parola chiave ma come si ottiene? La solita ricetta stantia è quella del lavoro come se fosse una panacea di tutti i mali, come se il problema non fossero le scelte obsolete del governo ma una innocua mancanza di impegno colmabile con tanta buona volontà.
I mercati non vedono la fine della crisi e nemmeno segni concreti di un’inversione di marcia.
Un quadro deprimente. Lo stacanovismo paventato dal governo o le maniche rimboccate dell’opposizione non sono più sufficienti. Serve un capitalismo ecosostenibile in attesa di una nuova economia che cambi il volto della finanza. Temi che sono lontani dalle menti dei dinosauri che controllano l’economia in Italia. Nel nostro paese la classe dirigente è a dir poco anziana con un’età media di oltre 70 anni che non lascia possibilità al nuovo di farsi avanti. Siamo dentro la peggior crisi economica mondiale, speriamo che dalle ceneri si possa risorgere a nuova vita.




