Un ordigno artigianale, composto da polvere da sparo e benzina è stato fatto scoppiare davanti al comando della polizia locale, in via Buozzia Paderno Dugnano (Mi). Non ci sono feriti, ma l’esplosione ha distrutto le vetrate e danneggiato l’interno degli uffici. L’incendio spento dai vigili del fuoco, ha danneggiato anche la saracinesca e la facciata dell’edificio. Ancora nessuna rivendicazione i carabinieri stanno indagando.

ORDIGNO AL COMANDO DEI VIGILI
Milano:Coppie di fatto, pronto il piano
Oggetto: «Riconoscimento delle unioni civili. Approvazione regolamento». La delibera è pronta e la prossima settimana verrà depositata in consiglio comunale. È il primo passo concreto verso quel registro delle coppie di fatto che, ancora prima di nascere, ha già diviso trasversalmente la politica. «È il punto di partenza di un percorso in cui ci sarà il massimo confronto e la massima apertura verso le proposte degli altri consiglieri e della città. La depositiamo anche perché questo argomento non sia più un tabù», dice Marilisa D’Amico, docente di diritto costituzionale e presidente pd della commissione Affari istituzionali. Sarà sua la prima firma sotto il documento di iniziativa consiliare, che delinea il ‘modello-Milano’. Perché, adesso, si parte davvero. Anche se per eguagliare Napoli, che ha appena istituito il suo registro, bisognerà attendere l’estate.
LA SCHEDA I nuovi diritti dei conviventi
Con il registro Palazzo Marino riconoscerà una serie di diritti — quelli legati ai propri servizi — a coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Dal Pdl, ecco il capogruppo Carlo Masseroli: «Non entro nel merito del rapporto affettivo tra persone, che possono fare ciò che vogliono, anche perché con un registro non si può mutare la natura umana. Dal punto amministrativo, poi, è inutile perché dove è stato istituito è rimasto vuoto». Masseroli, però, dice sì al dibattito: «Non mi spaventa purché sia fatto a 360 gradi e affronti il tema della famiglia che sostiene la civiltà». Un apprezzamento arriva dal coordinatore cittadino pd Francesco Laforgia: «È giusto che la delibera venga depositata in consiglio per innescare una discussione ampia e plurale dentro e fuori l’aula».
LA UNO BIANCA 20 anni dopo
Luca Vallicelli (membro minore della banda): ha partecipato alle prime rapine – senza omicidi – ha scontato tre anni e otto mesi ed è ora in libertà.
Pietro Gugliotta: condannato a 18 anni di reclusione è stato scarcerato nel 2008 grazie all’indulto e alla legge Gozzini.
Marino Occhipinti: condannato all’ergastolo uscì nell’aprile 2010 grazie ad un permesso premio ed ora ha chiesto la semilibertà
Roberto, Fabio (fondatori della banda) e Alberto Savi sono attualmente in carcere.
Ieri ricorreva il ventennale della strage del Pilastro. Il 4 gennaio 1991 3 giovani carabinieri vennero uccisi mentre prestavano servizio a bordo di una volante. Nel dubbio che i carabinieri avessero preso la targa del loro veicolo, gli occupanti della Uno bianca aprirono il fuoco. Vennero crivellati da un fuoco incrociato fatto da pistole e fucili per far arrestare il loro veicolo poi da colpi precisi per uccidere i tre militari che riuscirono a rispondere al fuoco ma fu tutto inutile. Ho fatto qualche ricerca sul caso della banda della Uno bianca. Dal 1987 al 1994 vennero uccise 24 persone e ferite più di un centinaio: mi hanno colpito la ferocia e la determinazione con la quale i membri della banda hanno eliminato possibili testimoni, fossero essi direttamente coinvolti nella rapina o passanti che potevano fornire informazioni agli inquirenti. L’uso di fucili d’assalto, le tattiche terroristiche, la precisione nel colpire le vittime e l’assenza di prove o indizi resero difficili le indagini e spinsero più volte a seguire piste terroristiche o malavita locale senza trovare un filo conduttore. La banda, inoltre, cambiò tre volte “stile” pur mantenendo un ben distinguibile modus operandi. La prima fase fu quella delle piccole rapine, la seconda degli omicidi a sfondo razzista e la terza un più raffinato e meticoloso lavoro di progettazione delle rapine alle banche. Questi cambiamenti fecero via via pensare prima a piccoli delinquenti poi a fenomeni di razzismo infine ad una “quinta” mafia con radici in Emilia Romagna. Furono persino scomodati Gladio e i servizi segreti deviati ipotizzando un commando di terroristi di destra votato alla destabilizzazione della principale regione “rossa”. Da ricordare che cinque dei sei membri della banda erano poliziotti in servizio e il sesto era stato scartato dalla polizia per problemi alla vista.
Di tutti gli oltre cento fatti criminali imputati alla banda mi ha colpito proprio la strage del Pilastro. In quell’occasione furono ritrovati bossoli di un fucile, il Beretta AR70: scattarono le ricerche sui possessori dell’arma registrati in Emilia Romagna. Al numero 26 su una lista di trenta nominativi c’era Roberto Savi, il capo della banda della Uno bianca. Per depistare le indagini il Savi acquistò un secondo fucile – regolarmente denunciato – ma al momento del controllo ne portò solamente uno in questura, lasciando a casa proprio quello utilizzato in numerose rapine ed omicidi compresi quelli del Pilastro. Nessuno si prese il disturbo di controllare entrambi i fucili o di recarsi presso l’abitazione di Roberto Savi dove avrebbe potuto trovare oltre al fucile una vera e propria armeria all’interno del box. A lato del nome del Savi scrissero “collega P.S.” : un poliziotto non è il primo sospettato anche se molti indizi portavano proprio ad una pista interna. L’abilità con le armi da fuoco, la facilità con la quale fuggivano evitando strade pattugliate, le accuse di un informatore che sapeva che “quelli della uno bianca sono sbirri”. Tutti tasselli di un mosaico che dovevano portare alla pista interna alla Polizia ed invece spinsero investigatori e media a fantasticare su ipotesi impossibili evitando così di seguire la pista più ovvia. Nella indagini sui fatti della Uno bianca furono, nell’arco di quasi otto anni, indagate 150 persone. Per la stage del Pilastro furono accusati i fratelli William, Peter e Davide Santagata, Romeo Giuseppe e Romeo Stefano oltre a Marco Medda (braccio destro di Raffaele Cutolo). Piccoli pregiudicati e un mafioso già in carcere sembrarono i colpevoli. Dopo l’arresto dei fratelli Savi, di Marino Occhipinti, di Pietro Gugliotta, di Luca Vallicelli – l’intera banda della Uno bianca – il Pm Spinoza continuò con la sua linea accusatoria arrivando ad ipotizzare la complicità dei Santagata coi Savi, sostenendo che furono i Santagata a compiere la strage del Pilastro utilizzando le armi dei Savi. Ma la frenesia cieca con la quale si cercavano i colpevoli colpì soprattutto la stampa. Vale la pena leggere questi tre articoli che rappresentano bene quel clima da caccia alle streghe.
UNA FAMIGLIA DI KILLER PER LA STRAGE DEL PILASTRO
Strage del Pilastro: sospettato un quarto uomo
http://archiviostorico.corriere.it/1993/settembre/08/eccidio_del_Pilastro_strage_mafia_co_0_9309089690.shtml
Anche dopo le confessioni dei Savi i Santagata non furoni scarcerati. Dovettero scontare tre anni di carcere pur essendo completamente estranei ai fatti. Gli furono attribuiti anche gli omicidi a sfondo razzista commessi dalla banda della Uno bianca nel biennio ’90 – ‘91. Solo per il fatto del Pilastro vennero arrestate oltre 200 persone in tutta Italia. La Procura di Bologna e i Pm impiegarono 500 uomini nell’operazione “mafia del Pilastro”, convinti che l’uccisione dei tre carabinieri fosse avvenuta durante un traffico di armi. Dopo tanti errori ed inefficienze furono l’intelligenza e le capacità del Pm Paci e di due investigatori, Baglioni e Costanza a porre fine in meno di un anno alla lunga carriera criminale della banda della Uno bianca.
Possibile che persone colpevoli di tali reati possano chiedere la semilibertà, godere di permessi premio, nonostante abbiano compiuto crimini tanto efferati ed abbiano minacciato più volte i parenti delle vittime? Oggi parliamo di carceri troppo piene e di soluzioni come il braccialetto elettronico ma, come insegna questa storia, non sarebbe meglio incarcerare i veri colpevoli invece di arrestare decine di persone estranee ai fatti ed occupare inutilmente le carceri? E ancora: applicare indulto e legge Gozzini a criminali che hanno dimostrato più volte di non aver nessuna difficoltà ad uccidere non è forse troppo pericoloso per i parenti delle vittime e per tutti noi?
Crisi economica?

Il vero disastro, ancor più di quello economico, sono le innumerevoli voci che su internet, più che attraverso altri media, si rincorrono circa la crisi economica. Televisioni e giornali parlano comprensibilmente con toni meno sensazionalistici (a volte) per non seminare il panico ma su internet vige la regola del ”diciamo tutto, abbiamo la schiena dritta”. Ecco alcuni esempi di ciò che si può trovare in rete.
Prima di tutto il debito: chi lo ha creato? Chi lo deve pagare? Ma soprattutto è davvero necessario pagarlo? Semplificando molto potremmo dire che se è il debito che ci trascina a fondo potremmo almeno rifiutarci di pagare gli interessi sul debito. Nella storia ci sono altri esempi di Paesi che non hanno pagato il debito pubblico. I due esempi più recenti sono Stati Uniti ed Ecuador. Quando Bush junior dichiarò guerra all’Iraq insieme al petrolio ereditò anche l’enorme debito che Saddam aveva accumulato nel tempo. Quel debito non fu mai pagato perché gli USA si appellarono al concetto di debito detestabile. Per legge se un debito è contratto all’insaputa dei cittadini, allo scopo di favorire solo una piccola parte della popolazione ed i creditori sono a conoscenza dei primi due punti ma acconsentono ai prestiti ebbene il debito può essere definito “detestabile” e lo Stato non lo paga. Potremmo dire che è immorale pagare un debito immorale. Gli USA non fecero questa operazione alla luce del sole per non “invogliare” altri a seguirne le orme. Nonostante il tentativo di mascheramento ci fu un altro Stato che definì il proprio debito detestabile e si rifiutò di pagarlo: fu l’Ecuador. Il ministro dell’economia Rafael Correa si dimise in aperta opposizione col governo. Questa mossa insieme al comportamento deciso a compiere il bene del suo Paese lo rese molto popolare tanto che alle successive elezioni divenne primo ministro. Fu proprio Correa a rifiutarsi di pagare il debito riuscendo a rilanciare l’economia dell’Ecuador.
Se volete approfondire questi argomenti vi consiglio il video
“Eliminiamo il denaro, è fonte di evasione, è costoso, contraffabile e persino sporco!”
Altra soluzione per rilanciare la crescita è quella di eliminare il cash. Se utilizzassimo solamente il denaro elettronico aumenterebbe la tracciabilità dei pagamenti e ridurremmo il sommerso per una cifra vicina ai 40 miliardi di euro. L’Italia è il Paese d’Europa che ricorre maggiormente all’uso del contante ma ritengo che oltre all’abitudine di evitare di pagare le tasse ci siano anche problemi culturali e logistici ad impedire il diffondersi del denaro elettronico. Su sito “La Voce” c’è stato un fitto carteggio tra Milena Gabanelli e Thomas Tassani circa le modalità di eliminazione del contante. Personalmente trovo che tassare il cash o eliminarlo forzatamente non sia la soluzione più democratica da seguire. Innanzi tutto c’è la legge 53 della Costituzione che parla chiaro: “ogni imposta, per poter essere legittima, deve colpire una capacità contributiva manifestata dal singolo, ossia una forza economica effettiva, che può essere espressa dal reddito, dal patrimonio, dal consumo, dagli affari.” Vorrei che le banche eliminassero ad esempio le commissioni prima che la lotta al denaro contante abbia inizio altrimenti il consumatore si troverà ad affrontare ulteriori spese impreviste e le banche godranno di ingenti introiti. Gianluca Iannelli, direttore marketing di MasterCard Italia la pensa diversamente
Rimane inoltre in sospeso la questione della privacy: il fine della lotta all’evasione giustifica il mezzo che riduce le libertà ed il diritto alla riservatezza? La Gabanelli infine parla di “provocazione”: anche io ne avrei una da sottoporle. Legalizziamola! Vogliamo recuperare denaro? Eliminare il sommerso? Combattere la criminalità sia che provenga dall’evasione sia quella organizzata? Potrebbe essere un’idea la proposta di Achille Saletti nel suo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it
L’ultima soluzione sembra quella di spaccare l’Europa in due macro aree: i Paesi più forti manterrebbero l’attuale euro mentre quelli periferici o più deboli avrebbero un nuovo euro. Il problema principale è che facciamo parte di un’Europa in realtà inesistente. La zona euro non è omogenea né politicamente né economicamente: un agglomerato di una ventina di Paesi diversissimi impossibili da livellare solo con una moneta unica. I Paesi mediterranei o della periferia europea non sono stati trascinati da quelli economicamente più forti e non hanno potuto beneficiare della svalutazione della propria moneta (come ai tempi della Lira) per rilanciare l’economia in tempi di crisi.
Allora la soluzione potrebbe essere tornare alla Lira? Cercare una soluzione per salvare i risparmi prima dell’apocalisse?
La soluzione non esiste in questo momento di confusione sia per i mercati che per gli analisti. Possiamo solo aspettare. Aiutare classi medio-basse, tassare chi ha di più e colpire l’evasione: partiamo da qui.
QUESTO E’ UN PAESE PER ESCORT
Vi ricordate la signora Marysthell Polanco? Prima concorrente del programma “La pupa e il secchione”, dove evidentemente non era tra le fila dei secchioni,ballerina sexy su “Sexy car wash ” su SKy, poi un futuro radioso: diventa una Meteorina per Emilio Fede, ballerina a Colorado nel frattempo cambia casa, vive a spese del Premier negli appartamenti dell’ Olgettina. Coinvolta nell’inchiesta sui festini del Bunga Bunga, nel Ruby-gate e nell’inchiesta di Bari sul reclutamento delle escort. Nel suo box e nel suo appartamento è stata trovata una parte di quei famosi 12 kg di cocaina, ma la droga non era sua… era del suo fidanzato trovato poi alla guida di una macchina di proprietà della Minetti e in seguito condannato ad 8 anni e 100 mila euro di multa per spaccio e detenzione di droga (gennaio 2011). In una intercettazione è a lei che il signor B. disse “Faccio il premier a tempo perso”, ammette di aver fatto sesso con il premier ma assicura “Non per soldi”
Lasciamo da parte lei e la sua storia per un attimo e andiamo a Milan Channel, un azienda in perdita (forse per la crisi?) 35 tecnici in cassa integrazione perché non ci sono soldi, dal 2009 ricevono uno stipendio ridotto del 35%.
Ma si sa alla provvidenza non bisogna mai metter limite e il miracolo a Milan Channel è finalmente arrivato.
Per una new entry si trovano i fondi: uno stipendio da 100mila euro l’anno per un ora circa di lavoro a settimana, pari a 2.500 euro la settimana circa 10 mila euro al mese.
Un professionista vero che sicuramente darà una sferzata di energia all’azienda? Un (o una) giornalista affermato ed esperto che all’azienda serviva davvero? No. La neo assunta a Milan Channel altri non è che Marysthell Polanco. Leggerà i messaggi dei telespettatori ed essendo ormai l’ Italia un Paese multietnico nessuno si è preoccupato di insegnarle l’italiano. Sul suo profilo di Facebook ai suoi fan risponde “quelli che mi amano gli amo anch’io”.
I 35 cassaintegrati ringraziano.
La Uilcom di Milano, sindacato che ha stretto l’accordo per la cassa in deroga, giudica inaccettabile l’ipotesi che l’azienda abbia riconosciuto un ingaggio da 100mila euro lasciando i lavoratori in cassa integrazione a carico del pubblico. “Ho chiesto questa mattina un incontro urgente con i vertici aziendali– annuncia Bruno Bifronte – dire che ci sentiamo presi in giro è dire poco. Qui ci sono dei lavoratori senza alcuna garanzia per il loro futuro che prendono stipendi decurtati e integrati con risorse economiche pubbliche che vengono erogate attraverso l’indennità di cassa integrazione per consentire all’azienda un risparmio finalizzato a sostenere azienda e lavoratori in una fase di crisi. Riteniamo che la scelta di Milan Channel non sia coerente né moralmente accettabile”.
In pratica Milan Channel paga per i 35 tecnici solo le ore effettive di lavoro, il resto (tutto il resto) è a carico dell’INPS, cioè noi contribuenti. Per una delle sue aziende il premieri utilizza gli ammortizzatori sociali per i tecnici specializzati, ma per l’assunzione della Polanco, senza competenze ne capacità particolari i fondi si sono trovati.
La Polanco ai tempi de “La pupa e il secchione”

_________________________
Qui ai tempi del Ruby- Gate

I COLPEVOLI?TUTTI AL LORO POSTO

Vittorio Agnoletto ha scritto un libro sui fatti del G8 di Genova del 2001. Lo sapevate? Io devo confessare che ne ero all’oscuro. Ieri sera (20 Settembre p.sso Villa Gargantini, Paderno Dugnano) ho assistito alla presentazione del libro “L’ eclisse della democrazia” (organizzato da Associazione Punto Rosso , Medicina Democratica, sez padernese Ass. Esposti Amianto, Circolo culturale La Meridiana)ed ho capito perché non ne avevo sentito parlare. Perfino Dandini e Fazio si sono rifiutati di parlarne in televisione.
Vittorio Agnoletto ha raccontato con lucidità e precisione come il libro è nato e alcuni fatti in esso contenuti. Hanno collaborato con lui il
giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci, testimone e vittima dei fatti della scuola Diaz ed hanno realizzato la prefazione Enrico Zucca (magistrato che ha condotto le indagini sui fatti della Diaz) e Andrea Camilleri.
Nella scuola Diaz la polizia fece irruzione e massacrò di botte numerose persone innocenti fino al punto di rischiare di uccidere due ragazzi che rimasero in coma ma che riuscirono a salvarsi. Fu una spedizione punitiva organizzata e pianificata: dopo il pestaggio, i “prigionieri” rimasero in balìa di minacce ed insulti dei poliziotti per altre due ore nelle quali l’unico pensiero che poteva attraversare le menti di chi era riuscito a scampare in qualche modo alle manganellate era “se questi sono i poliziotti allora nessuno verrà a salvarci”.
Una situazione terribile. Diritti e legalità eclissati insieme alla fiducia nello Stato dalla violenza brutale della polizia. Le vittime ancora oggi non possono dire di aver recuperato fiducia nella polizia e nei servizi segreti perché è stata loro negata la possibilità di farlo, in dieci anni si doveva e poteva fare qualcosa che non è stato fatto, le istituzioni non hanno chiesto scusa ai cittadini e non hanno dato nessun segno di poter aprire un dialogo e intraprendere una strada diversa da quella segnata con il G8 2001.
Quando si è cercato di accertare la verità, il comportamento della polizia è stato opposto a quanto si possa immaginare. Maggiore era la carica, minori erano le assunzioni di responsabilità e la collaborazione. Il magistrato Enrico Zucca usa la parola “eversivo” per descrivere il comportamento adottato per ostacolare la ricerca della verità durante le indagini post G8
Delusione e scoramento. Sentimenti suscitati dal comportamento delle forze politiche italiane, complici o assenti. Il problema è la controllabilità democratica di alcuni organismi dello Stato ed in che modo viene esercitata. Molti imputati o condannati per i fatti di Genova sono stati promossi ad incarichi superiori. Sembra incredibile ma ci sono individui con due condanne e cinque anni di galera da scontare (solo cinque perché altri reati sono andati in prescrizione) che restano al loro posto, non sono allontanati dal loro incarico e non si dimettono e sarà interessante osservare quello che succederà nei prossimi mesi quando si giungerà al terzo grado di giudizio poiché, se confermata la colpevolezza, saranno interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. I dirigenti di polizia e servizi segreti rimarranno al loro posto dopo le sentenze?
Gianni De Gennaro, ai tempi dei fatti di Genova capo della polizia, oggi è capo del coordinamento dei servizi segreti, ed è stato condannato per induzione alla falsa testimonianza di un questore.
Ci sono direttive europee che obbligano alla sospensione in questi casi, ma nessuno dei nostri parlamentari ha avuto l’onestà e il coraggio di fare qualcosa e c’è da augurarsi che continuino nella loro apparente indifferenza dando modo a giudici e magistrati di confermare le condanne in cassazione, senza ricevere pressioni.
Sono davvero tanti gli esempi d’insabbiamento avvenuti in dieci anni. L’Avv. Franco Coppi, difensore di De Gennaro, ha fatto intuire, secondo Agnoletto, che era inutile continuare con le indagini perché il suo assistito era coperto dalla politica. In effetti, nonostante nell’estate 2010 De Gennaro abbia dato le dimissioni tutto il Parlamento le ha respinte.
Fu la Sinistra a mettere a capo della polizia De Gennaro e fu poi la Destra (salita al potere poco prima del G8 di Genova) a confermargli la fiducia proprio grazie alla dimostrazione data con le azioni alla Diaz e a Bolzaneto. Ma questo è solo uno dei tanti casi.
Su ventotto imputati solo in due hanno accettato di rispondere, mentre gli altri hanno scelto di “avvalersi della facoltà di non rispondere”. Siamo abituati a sentire queste frasi in televisione durante i film, ebbene in questo caso la realtà supera la finzione cinematografica.
Durante il processo Diaz sparirono le molotov: fu la presenza delle bombe artigianali trovate nell’edificio a giustificare l’irruzione della polizia. Durante un interrogatorio si scopri che un dirigente della polizia era a conoscenza della presenza delle molotov ancora prima di entrare nell’edificio, e lo stesso era stato ripreso con un sacchetto in mano, in realtà asseriva di non aver visto le molotov prima dell’ingresso nella scuola Diaz. Le prove di un processo sono conservate dalla questura. Durante le indagini per un altro processo (non collegato alla Diaz ma seguito dallo stesso magistrato) si scoprì chi e come fece sparire le prove e si salvò il processo Diaz.
I movimenti che nacquero dal 1999 previdero la crisi economica ed il disastro ambientale che si sono puntualmente verificati. Secondo Agnoletto furono deliberatamente ostacolati con ogni mezzo da parte di diversi gruppi di potere a livello internazionale.
In previsione del G8 di Genova si addestrarono alla guerriglia gruppi speciali della polizia come il 7° nucleo del 1° reparto di Roma. Si scelsero militari giovani, di leva, che in situazioni di stress e stanchezza per i giorni di veglia potessero perdere il controllo. Tutto questo portò alla morte di Carlo Giuliani.
In tante occasioni si è sentito dire dalla gente comune che era meglio se in molti fossero rimasti a casa. I problemi non furono creati dalle associazioni pacifiste ma da altri. C’è un episodio significativo che speiga come andarono le cose a Genova: Ad un incrocio, racconta Agnoletto, le forze di polizia comandate dal capitano Bruno ignorarono i Black Bloc, entrarono in una via e caricarono il corteo dei pacifisti, le indicazioni della questura che ordinava di fermarsi non raggiunsero la squadra del cap. Bruno. Ci si chiede a quali ordini stessero obbedendo. È innegabile che infiltrati della polizia fossero presenti e che i Black Bloc facessero, con le loro azioni violente, il gioco di chi voleva gettare discredito su movimenti come il “Genoa Social Forum” e molti altri.
Dobbiamo avere una coscienza comune di quello che è accaduto, non bastano le condanne o i racconti dei fatti. Questo libro è uscito nel maggio di quest’anno. Agnoletto racconta di aver lavorato sotto scorta con e-mail e numero di telefono intestati a un altro nome. Ha dovuto subire, come i suoi collaboratori e persino il vicino di casa, minacce e intimidazioni. Ogni capitolo del libro era inviato sia alla casa editrice sia al notaio ed è stato sempre in contatto col suo avvocato. Alla presentazione in Feltrinelli era presente un solo giornalista dei 250 invitati e veniva dalla Svizzera. C’è un episodio tra i tanti raccontati da Vittorio Agnoletto che, secondo me, rappresenta il clima nel quale hanno dovuto vivere: “Un giorno apro la porta di casa e trovo due persone sul pianerottolo che mi dicono di dover entrare e fare quattro chiacchiere, per pura coincidenza squilla il telefono ed è il mio avvocato che mi consiglia di chiamare la Digos. Io rispondo che, molto probabilmente, i due individui sulla porta di casa sono della Digos e il mio avvocato insiste perché io chiami per lasciare tracce e prove nel caso dovesse succedermi qualcosa”.
Durante la serata sono stati raccontati altri fatti riguardanti il G8, la Diaz e Bolzaneto. Le verità sono state accertate, vi sono stati i processi e le condanne ma il buio dell’eclisse permane. Ora bisogna occuparsi di fare luce su questi dieci anni, l’oscuramento è temporaneo e devono tornare la speranza e la fiducia.
MANOVRA:IVA DAL 20 AL 21%
Consumatori sul piede di guerra per l’aumento dell’Iva, si va dal caffé, il vino, la cioccolata i detersivi all’abbigliamento, calzature, giocattoli, ai televisori, sui pacchetti vacanza le auto e moto.
Vera e propria ’stangata’ a danno degli italiani che il Codacons quantifica addirittura in 290 euro l’anno, mentre nel mirino della Federconsumatori c’e', in particolare, il rincaro della benzina. Una spesa aggiuntiva di 32 euro l’anno, che sommati agli aumenti registrati da agosto 2010 (440 euro tra costi diretti e indiretti sui carburanti), portano a superare i 470 euro.
Torna ancora a cambiare volto la manovra,rispetto alle promesse fatte solo dieci giorni fa (no all’aumento dell’Iva, no al cosiddetto contributo di solidarietà): tutto revocato all’interno del provvedimento scaturito dagli ultimi incontri e si cerca di fare presto nell’approvazione di un provvedimento che sta scontentando un po’ tutti i settori sociali.
Ecco le novità:
- Il problema maggiore è legato all’aumento dell’Iva al 21%, che a regime varrà circa 4,2 miliardi.
- Ripristino del contributo di solidarietà ma solo sopra i redditi superiori ai 300mila euro e con un’aliquota del 3%.
- Anticipo dal 2016 al 2014 del meccanismo per alzare gradualmente l’età pensionabile delle lavoratrici private da 60 a 65 anni. Viene anticipato di due anni il progressivo innalzamento dell’età per la pensione delle donne nel settore privato, stabilito a 65 anni.
- Una tassa del 3% per i redditi superiori a 300 mila euro (in un primo tempo, si era pensato ai redditi sopra i 500 mila euro): le prime stime parlano di un introito netto per la finanza pubblica pari a 53,8 milioni di euro nel 2012 e di poco più di 144 milioni di euro nei due anni successivi.
Le modifiche sono confluite in un maxi-emendamento presentato al Senato su cui il governo ha posto la fiducia (la 49esima dall’inizio della legislatura), che è stata autorizzata da un improvviso Consiglio dei ministri pomeridiano.
Il timore ora e’ che ci possa essere un’impennata dei prezzi dei beni di largo consumo.
Secondo Carlo Rienzi, presidente Codacons “L’aumento di 290 euro e’ una media, il costo sara’ maggiore se si tratta di una famiglia numerosa. Il rialzo portera’ ad un aumento di tutti i prodotti indistintamente perche’ l’Iva viene scaricata sui consumatori. Saremo destinati a veder salire anche l’inflazione: certamente non una bella notizia con gli stipendi e le pensioni ferme”.
Allarme, sulla benzina da parte della Federconsumatori, secondo cui gli effetti saranno particolarmente pesanti per le tasche degli italiani. Dice il presidente della Federconsumatori, Rosario Trefiletti: ”Solo l’1% in piu’ comportera’ un aumento di 1,3 centesimi al litro. Ci saranno, ricadute negative per fare il pieno di benzina, ma anche sul tasso d’inflazione: i beni in Italia sono trasportati su gomma, pertanto ci saranno effetti sui prezzi”
Ecco la situazione nel resto d’Europa
Articoli correlati:RISPARMIARE: ALCUNI TRUCCHI
LA FEDE NELL’UOMO
Riportiamo alcune frasi del cardinal Bagnasco, tratte da un’intervista a “Radio Anch’io”, come punto di partenza per la nostra riflessione
“Ritrovare e coltivare il rapporto con la gente”
“Nessuna società, nessun governo, nessuna politica deve temere la profezia della Chiesa”.
“Quello della famiglia – ha spiegato il presidente della Cei parlando della manovra – è un punto centrale: è stata in questa crisi una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla e come un ganglio vitale. Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo, se la famiglia non è al centro della politica, la società non va da nessuna parte”
Circa l’evasione fiscale
“Sono impressionanti – ha detto a Radio Anch’io – le cifre che si leggono sull’evasione fiscale”. “Come pastori – ha spiegato il presidente della Cei – dobbiamo porci soprattutto non dentro questioni politiche ma in un richiamo etico e fare appello alla coscienza di tutti e di ciascuno perché anche questo dovere possa essere assolto” “È un dovere di tutti”.
“È necessario rivedere gli stili di vita, che tutti facciano la loro parte rinunciando a benefici eccessivi e privilegi”. “Si tratta – ha concluso – di individuare correttivi da una sintesi superiore che possa essere più rispondente e che insieme cresca maggiormente il senso dell’uomo: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, laddove c’è ancora un livello troppo alto ci si ricomponga”.
Queste parole hanno scatenato, in particolare sul web, una valanga di polemiche.
Noi di Altroparere abbiamo cercato di aspettare che si calmassero le acque prima di intervenire sull’argomento per evitare le prime fiammate di rabbia istintiva dei lettori e cercare così di ragionare con maggiore lucidità, a mente fredda.
Nel panorama politico e religioso di questa estate 2011 ci sono alcuni tasselli da aggiungere al mosaico.
Facendo varie ricerche sul web abbiamo trovato non solo invettive anticlericali inneggianti ad una nuova Porta Pia ma anche ragionamenti pacati di coloro che, da credenti o non credenti, si chiedono perché in un momento di grave crisi anche la Chiesa non faccia un passo indietro per aiutare prima di tutto i cittadini italiani, il popolo medio-basso colpito da crisi economica e manovra del governo.
Il colpo definitivo è arrivato dalle cifre spese per la Giornata Mondiale della Gioventù: si parla di 100 milioni di euro sborsati dal governo spagnolo per l’imponente macchina organizzativa per ricevere il Papa. Ci sembrano più che legittime le proteste degli Indignados.
Anche dall’Italia sono giunte numerose lamentele di fedeli circa la scarsa organizzazione dell’evento, troppi i soldi spesi a fronte di pasti scarsi. Bisogna ricordare che non erano presenti solo papaboys ma anche giovani in cerca di nuove esperienze spirituali che andassero oltre le indicazioni della Chiesa e oltre un Papa “intellettuale” sicuramente meno adatto del suo predecessore ai bagni di folla.
La crisi è un momento nel quale si cercano soluzioni, modelli o punti di riferimento da seguire per risolvere la difficile situazione. Se la politica è vista come una casta di privilegiati restia a rinunciare a certi benefici ingiustamente accumulati negli anni attraverso una totale complicità dei suoi membri almeno la Chiesa dovrebbe dare l’esempio. Invece sembra che oltre ai numerosi privilegi di cui gode le sue azioni vadano verso un’altra direzione.
Aggiungiamo un altro tassello al mosaico e spostiamoci a Rimini.
Non è questa la sede per un’analisi del Meeting di Comunione e Liberazione.
I dati sono facilmente reperibili in rete. Ma un elemento interessante è la sponsorizzazione da parte della Regione Lombardia. Lo scorso anno i 168mila euro stanziati dalla giunta Formigoni scatenarono numerose polemiche (vedi Lega), così quest’anno al Pirellone si è deciso di dimezzare l’importo (84mila euro) ma curiosamente tra gli sponsor figura anche Trenord, compagnia ferroviaria partecipata dalla Regione. Sembra una mossa scaltra per continuare con il finanziamento del Meeting cercando di ridurre l’importo di facciata e passare comunque i soldi tramite altre vie. La Lombardia non è l’unica a sponsorizzare l’evento: sono state sette le regioni che si sono impegnate ad affittare uno stand alla fiera oltre a due ministeri, tre comuni, due province. Una montagna di soldi pubblici.
Se l’ammontare delle sponsorizzazioni provenisse solo da privati non ci sarebbe nulla da ridire ma un milione e mezzo di soldi pubblici paiono davvero troppi considerando il potere economico della Compagnia delle Opera, il braccio economico di CL.
Ciliegina sulla torta la visita del presidente Napolitano. In passato solo Cossiga e Scalfaro accettarono l’invito mentre Pertini e Ciampi rifiutarono. Quello di Napolitano è stato un comportamento super partes? Desiderio di celebrare il 150° dell’unità d’Italia? Autentico senso di responsabilità verso il nostro traballante Paese contro i campanilismi politici? Dobbiamo avere fiducia nelle parole del Presidente ed interrompere l’italica consuetudine di vedere il marcio sotto ogni comportamento altrimenti la ripresa sarà quasi impossibile. La ricerca di una classe politica “perfetta” può portare solo all’immobilismo. Ognuno dovrebbe pensare alla propria casta: giornalisti, politici, religiosi, elettori, lavoratori, i più ricchi come i meno fortunati. Meno doloroso e meno difficile sarebbe da digerire se tutti tagliassero “benefici” invece di vedere la pagliuzza nel proprio occhio e criticare quella che sembra una trave nell’occhio degli altri.
Quando Bagnasco ha rilasciato quell’intervista a “Radio Anch’io” è scoppiata la rivolta mediatica. Anche buona parte del mondo cattolico come don Gallo ha disapprovato il comportamento fuori luogo di molti politici “cattolici” e di molti cardinali e vescovi. Segnaliamo anche il blog cattolico “Adista” che non risparmia certo critiche all’operato della Chiesa.
Sono ormai sulla bocca di tutti le cifre di 8×1000, Ires e Ici. In sintesi possiamo dire che la Chiesa grazie a Concordato e uomini politici, sia di destra che di sinistra, ha ottenuto enormi somme di denaro pubblico: circa un miliardo di euro provenienti direttamente dall’8xmille ed altri due miliardi dalle agevolazioni fiscali su Ici ed Ires. La Chiesa è esente dal pagamento dell’Ici sugli immobili non destinati al culto ed ha la riduzione del 50% sull’Ires. Si potrebbe parlare di concorrenza sleale nei confronti di tutte quelle attività commerciali che devono pagare le tasse per intero. Una forte ingerenza della Chiesa nello Stato italiano che appare impossibile da estirpare (vedi anche bocciatura del disegno di legge sull’omofobia). Una proposta potrebbe essere quella di sospendere il concordato per almeno tre anni facendo pagare l’Ici, l’Ires e dimezzando l’8xmille.
Ultimo spunto di riflessione per completare il nostro mosaico.
Nel panorama politico italiano assistiamo ad una profonda crisi del centro – destra. Il berlusconismo sembra al tramonto e già si affacciano all’orizzonte i pretendenti al trono. In particolare l’imposizione di Alfano come segretario di partito è da ascriversi come una svolta moderata e cattolica del Pdl contro i personalismi e gli eccessi del recente passato. Contro l’ex guardasigilli si schiera però un potente rivale: Roberto Formigoni.
Dopo quattro mandati in Lombardia è probabile che punti a candidarsi come premier del centro destra alle prossime elezioni forte del consenso al suo operato e soprattutto del potere politico ed economico accumulato attraverso CL. Gli ospedali in Lombardia sono nelle mani della Compagnia delle Opere come del resto l’intera sanità lombarda.
La rete delle imprese della CdO fattura 70 miliardi di euro. Sono inoltre sempre più stretti i rapporti tra CdO con Coop Italia e Centrale italiana ( Coop, Despar, Sigma, Gigante). Il presidente Tassinari nel 2009 dichiarò: “Coop e CdO sono mossi dagli stessi valori e stiamo cercando di fare grandi cose insieme”. Le cooperative “rosse”nel settore costruzioni hanno in mano l’edilizia lombarda e la CdO ha vinto bandi per 360 milioni di euro per lavori tra Milano e Malpensa.
Un forte segnale della ricerca di una nuova DC sta nell’operato del cardinal Bertone che ha incontrato politici cattolici e organizzazioni ecclesiali tra le quali, guarda caso, la “nostra” CdO. Con le stesse finalità fece una cena con Berlusconi a casa di Vespa: appare come un altro segnale dell’intenzione fortemente politica del Segretario dello Stato Vaticano di ricostituire un partito dei cattolici che possa fungere da intermediario tra Stato e Chiesa.
Lo spessore politico degli attori è decisamente diverso come profondamente cambiata è la società. Quali saranno le conseguenze nel prossimo futuro?
VASCO ANNULLA IL TOUR

Lo stop forzato dei medici, lo sfogo di Vasco sulla sua pagina di Facebook, i video su Youtube ai fans. Vasco non smette di stare con i suoi amici, i fans che lo seguono da sempre. Salta il tour, adesso c’è grande attesa per:“Questa storia qua” il film documentario di Alessandro Paris e Sibylle Righetti, ritratto inedito della grande rock star italiana in uscita nelle sale il 7 settembre.
Il comunicato di Live Nation Italia
E’ con grande rammarico che siamo a costretti a comunicare l’annullamento del Tour di VASCO previsto tra fine agosto e settembre 2011 nelle seguenti città :
- 27 agosto TORINO – Stadio Olimpico
- 02 settembre UDINE – Stadio Friuli
- 06 settembre BOLOGNA – Stadio Dall’Ara
- 11 settembre AVELLINO – Stadio Partenio
Il bollettino medico emesso oggi dall’equipe medica della Clinica Villalba, dove l’Artista è stato recentemente ricoverato ed è attualmente in cura, prescrive 60 giorni di assoluto riposo al fine di non compromettere l’esito delle terapie mediche a cui è sottoposto.
I dettagli per il rimborso dei biglietti dei 4 spettacoli verranno comunicati quanto prima.
Live Nation Italia srl
Infoline 02 53006501 – info@livenation.it
____________________________________
Il comunicato della clinica Villalba a Bologna dove si trova attualmente:
Nel giorno 22 agosto 2011 presso la clinica Villalba di Bologna l’equipe medica:
certifica quanto segue:
” Le condizioni attuali del sig. Vasco Rossi non consentono che il paziente svolga alcuna attivita’ fisica per ulteriori due mesi da oggi.
Si ritiene questo necessario al fine di non compromettere l’esito delle terapie mediche a cui e’ attualmente sottoposto.
Si rende necessario, quindi, riposo assoluto per almeno (60) sessanta giorni dalla data odierna e terapia medica appropriata, s.c.”
Bologna 22 agosto 2011
Articoli correlati: VASCO E LO STAFILOCOCCO AUREO
CONFERENZA STAMPA SULLA MANOVRA
Conferenza stampa di Tremonti, Calderoli, Sacconi
Ecco una sintesi di dichiarazioni e punti salienti del decreto
TREMONTI
Breve premessa. Il testo del decreto è in fase di bolli natura per via di ulteriori modifiche. Bisogna dire che se ci fossero gli eurobond non si sarebbe arrivati a questo punto. Ci sono vari modelli adottabili come quello proposto dal primo ministro del Lussemburgo e da Tremonti. Se non si attueranno gli eurobond le complessità aumenteranno. La manovra di luglio è stata accolta con molto favore dall’Europa quindi le critiche su questa manovra, che ne è un’evoluzione, paiono poco comprensibili. Purtroppo l’evoluzione in questi termini della crisi non era del tutto prevedibile, basta osservare la curva degli spread. A tal proposito visto che è un’estate di lavoro il ministro dell’economia scriverà un libro su come , secondo lui , sono andati i fatti. Punto fondamentale è che dal vertice di luglio 2010 ai mercati si trasmette l’idea dei Europa unita dal punto di vista degli obiettivi comuni: dal canto suo l’Italia indica il pareggio di bilancio per il 2014. La non fiducia dei mercati e la difficoltà della gestione della crisi greca portano alla situazione attuale. Ci si aspettava l’opera della BCE tramite il fondo europeo ma non c’è stata e la curva è salita. Intanto la situazione americana continuava a peggiorare e non era certo facilmente prevedibile. Il fatto che la crisi riguardi anche altri paesi dell’Europa pone grande attenzione sul vertice franco-tedesco che ci sarà nei prossimi giorni.
___________________________________________
CALDEROLI
Costi dell’apparato burocratico
Premessa: questa manovra è un’estensione ed un completamento della precedente. La pressione pubblica per ottenere tagli ha spinto il governo a fare di più e prima. Dimezzamento dei parlamentari e fine della bicamerale come la intendiamo oggi: saranno rivisti ruoli e competenze per snellire le procedure e ridurre i tempi delle navette. Per quanto riguarda la riduzione delle indennità: la “patrimoniale” sarà applicata con gli stessi criteri anche ai parlamentari. Se un deputato ha introiti da altri lavori che superano del 15% l’indennità, l’importo di quest’ultima sarà dimezzato. Le spettanze ai parlamentari saranno legate alle presenze.
Regioni
Applicazione del principio premi e sanzioni: ci saranno quattro livelli di virtuosità che premieranno amministrazioni capaci e sanzioneranno quelle meno virtuose. Taglio di 160 consiglieri regionali e assessori. Riduzione delle stipendio come per i parlamentari. Introduzione di un revisore dei conti.
Province
La totale eliminazione (Calderoli si dice contrario) può avvenire solo attraverso una riforma costituzionale. In questa manovra ci sarà un forte taglio in base a due criteri: via quelle con meno di 300.000 abitanti o con una superficie inferiore a 3.000 Km2 . l’operazione sarà effettuata tra un paio di mesi quando sarà fatto il censimento della popolazione, poiché quello disponibile ora risale al 2001 e non può essere considerato attendibile. I tagli riguardano 29-35 province (a seconda del censimento) quindi un 25-35%.
L’Ansa ha diffuso l’elenco delle 36 province sotto i 300 mila abitanti
Ascoli Piceno: 214.068 abitanti (Pdl). Asti: 221.687 (Pdl). Belluno: 213.474 (Lega). Benevento: 287.874 (Pd). Biella: 185.768 (Lega). Caltanissetta: 271.729 (Mpa). Campobasso: 231.086 (Pdl). Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd). Crotone: 174.605 (Pdl). Enna:172.485 (Pdl). Fermo:177.914 (Sel). Gorizia:142.407 (Pd). Grosseto:228.157 (Pd). Imperia:222.648 (Pdl). Isernia:88.694 (Pdl). La Spezia:223.516 (Pd). Lodi:227.655 (Lega). Massa Carrara: 203.901 (Pd). Matera:203.726 (Pd). Medio Campidano:102.409 (Pd). Nuoro:160.677 (Pd). Ogliastra:57.965 (Pd). Olbia Tempio: 157.859 (Pdl). Oristano: 166.244 (Pdl). Pistoia: 293.061 (Pd). Prato: 249.775 (Pd). Rieti: 160.467 (Pd). Rovigo: 247.884 (Pd), Savona: 287.906 (Pdl). Siena: 272.638 (Pd). Sondrio: 183.169 (Lega). Terni: 234.665 (Pd). Trieste: 236.556 (Pd). Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl). Vercelli: 179.562 (Pdl). Vibo Valentia: 166.560 (Pd).
Comuni
Aspetto molto importante del Paese. Abbiamo 8094 comuni dei quali 1970 sotto i mille abitanti. Il concetto alla base della manovra è spingere all’associazionismo tra comuni per ridurre personale e costi: sotto i 5000 abitanti si spingono le unioni tra comuni, sotto i 10.000 l’associazionismo. Se non si rispettano i parametri si rischia il commissariamento. Questa riduzione di oltre 50.000 poltrone è il secondo intervento in legislatura: all’inizio erano 140.000 ed ora sono 53.000 con una riduzione di 87.000 poltrone (meno 60%) e dell’indotto ad esse collegato. In passato in Italia c’era un amministratore ogni 428 cittadini ora si è passati ad uno ogni 1100.
Tagli ai “voli blu”: i politici dovranno volare in classe economica.
Federalismo fiscale: non sono stati prodotti amministratori felici con questa manovra ma, dice il ministro, nessuno farebbe questi tagli se non per obbligo. L’anticipo al gennaio 2012 è stato fatto per risolvere la crisi. Non vengono fatti tagli lineari ma basti sul merito (addirittura per i virtuosi migliora la condizione economica).
Semplificazione
Modifica all’Art 41 (in sintesi: l’iniziativa d’impresa è libera tranne determinati settori): in linea con l’abolizione di 400.000 leggi tutto ciò che contrasta la futura legge 41 sarà tagliato.
Abolizione della Sistra (tracciabilità dei rifiuti): richiesta da Europa e imprenditori
Soppressione degli enti con meno di 70 addetti
___________________________________________
SACCONI
Sostegno alla crescita del Paese tramite l’incentivazione delle assunzioni. Sotto sollecito della BCE maggiore peso alla contrattazione aziendale (organizzazione, produzione, lavoro) anche i contratti di collaborazione rientrano nella contrattazione aziendale. Riconoscimento come erga omnes degli accordi coerenti con le regole che le parti hanno stabilito. Le norme nella manovra potenziano le parti sociali. Il legislatore sostiene ed esalta l’autonomia delle parti (qui il ministro cita Biagi). La volontà è quella di stabilire il primato del contratto sulla legge, più idoneo a modulare tutele (più specifico della situazione e meno universale delle leggi). Limitazioni sull’abuso dei tirocini. Sanzioni per il reato di caporalato (sfruttamento del lavoro). Liberalizzazioni delle libere professioni ordinistiche e non: le prime sottoposte a disposizioni per la tutela del cliente (assicurazione); incremento della concorrenza tramite maggiore libertà della pubblicità; possibile deroghe sul compenso. Le seconde sono liberalizzate tramite divieti di restrizione.
Sul lavoro si è cercato, secondo le volontà degli attori, di ottenere maggiore flessibilità delle regole.
___________________________________________
TREMONTI
From status to contract
La rivoluzione liberale si attua attraverso la dialettica ma il processo di tesi-antitesi-sintesi è lungo e complicato. In una settimana sono stati fatti grandi passi in avanti.
Liberalizzazioni: salvo l’acqua e tenedo conto delle realtà locali si cerca di favorire la concorrenza per abbattere i costi ed avere servizi migliori.
La gestione delle festività laiche spetta al governo mentre per quelle religiose serve un intesa con la Chiesa: un esempio difficile da gestire sono le feste patronali (serve un decreto).
Finanza pubblica
Rispetto alla vecchia manovra:
2011 2 mld (obiettivo deficit 3,9 mld)
2012 5,6 mld
2013 24,9 mld
2014 47mld
Elementi suggeriti dall’Europa e applicati dall’Italia per ottenere il paraggio nel 2014. Ora le grandezze sono anticipate al 2013 (anno del pareggio)
2011 restano invariati
2012 sale a 25,7 mld
2013 sale a 48,8 mld
L’anticipo non è un semplice slittamento, l’impatto è diverso.
Tagli ai ministeri ed agli enti locali per 6 mld: con la Robin Hood si dovrebbe recuperare 2 mld da rispalmare su enti e regioni.
Livellamento al 20% dal 12,5% della tassazione sulle rendite (esclusi titoli di stato)
1 mld da giochi, accise, tabacchi
1 mld dall’abbassamento della tracciabilità a 2.500 euro nuovi studi di settore, lotta all’evasione
Forti sanzioni per chi non emette scontrino fiscale e sospensione dall’ordine professionale per chi non emette ricevuta. Riformati gli studi di settore.
1mld dalla pensioni
La riforma assistenziale e fiscale quest’anno porterà a 4 mld di risparmio: se non sarà efficace è prevista una clausola per altre riduzioni fiscali per modulare in base all’imponibile.
Contributo solidarietà
Riguarderà tutti i contribuenti, tutto il comparto lavoro (non solo gli statali). Sarà plafonata; sarà deducibile dal reddito per ridurre l’impatto
5% per i redditi eccedenti i 90.000 euro
10% per quelli oltre i 150.000 euro
Sbarramento a tre anni (2011-2012-2013)
Campo di applicazione più equo, non ci saranno tagli in busta paga
Pensioni
Equiparazione uomini e donne per l’età pensionabile
Anticipo al 2016 dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel settore privato.
Adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita: nel 2050 sarà di 70 anni. L’Italia era rimasta l’unico Stato a non aver ancora alzato (abbassato con Prodi) l’età pensionabile.
Per il pubblico impiego: nel caso di richiesta di anticipo della pensione, attesa di 24 mesi per ottenere il TFR
In risposta alle domande dei giornalisti
Rassicurazioni di Tremonti sul sistema pensionistico italiano che sarebbe il più stabile in Europa
Nel decreto è presente anche un blocco di norme per contribuire al fondo dell’Europa (vedi aiuti alla Grecia)
I tagli alle province non si effettuano subito non per prendere tempo ma si deve aspettare il censimento di questo autunno con i nuovi dati sulla popolazione delle province.
Sulla tredicesima ci saranno slittamenti nell’erogazione ma nessun taglio
Il governo non mette mano all’art. 18 (statuto dei lavoratori): il licenziamento è modulato dalle parti tranne quello per motivi discriminatori e per maternità che non vengono toccati
La soppressione di prefetture e uffici di governo insieme alle provincie (non si tocca il settore giudiziario) ridurrà l’impianto “napoleonico” dello Stato (fatto prima dell’avvento dell’automobile)Le previsioni di crescita non sono state valutate: per ora si conta uno 0,1% derivante dalla modifica delle festività ma per ora impatti sul PIL non sono ancora stati calcolati.



